L’autonomia possibile dei ragazzi Down

In occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, il mio articolo pubblicato su Avvenire di oggi

GNPD2015Affronta il tema dell’inserimento lavorativo e della vita indipendente l’odierna Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down. Una “battaglia” che le 72 associazioni riunite in CoorDown combattono da anni, per non dire da decenni, ma che è sempre d’attualità. «Un futuro più indipendente è un futuro possibile», lo slogan della Giornata nazionale di quest’anno, non sono solo parole: sono progetti concreti e realizzati, con fatica ma con determinazione e buoni risultati, da tante realtà associative che accompagnano le persone con sindrome di Down nel loro cammino di crescita. Lo conferma lo spot (visibile anche suYoutube) con Caterina e Salvatore – già protagonisti del messaggio diffuso a marzo in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down –: due innamorati che dopo un percorso verso l’indipendenza, sono riusciti a coronare il loro sogno e andare a vivere insieme in autonomia. Una delle tante storie che le associazioni delle persone con sindrome di Down e dei loro familiari incoraggiano e sostengono. Diversi infatti sono i programmi in corso per favorire l’autonomia abitativa delle persone con sindrome di Down: a cominciare (solo per citare alcuni dei più noti) da quelli dell’associazione Crescere insieme onlus di Rimini, dell’associazione Down Dadi di Padova, della Fondazione Down Friuli-Venezia Giulia di Pordenone, della Fondazione italiana verso il futuro di Roma (in collaborazione con Associazione italiana persone Down, sezione di Roma) e della Fondazione Più di un sogno di Verona. Un’altra iniziativa, presentata recentemente, porta la firma dell’associazione monzese Capirsi Down e delle milanesi Vivi Down e Agpd: il progetto Wow (www.wonderfulwork.it) punta a far incontrare domanda e offerta nel mondo del lavoro per le persone con sindrome di Down, valorizzando le potenzialità degli aspiranti lavoratori e indirizzandoli verso le necessità delle aziende.
«Le persone con sindrome di Down, se adeguatamente seguite – sottolinea il comunicato di CoorDown – hanno potenzialità di autodeterminazione e grandi margini di miglioramento nell’ambito delle autonomie personali e sociali. È però fondamentale che acquisiscano gli strumenti e le competenze necessarie per affrontare le sfide quotidiane della vita e del lavoro». E molte realtà aziendali (da Deichmann Calzature a Esselunga, fino ai McDonald’s) hanno iniziato da anni a sperimentare con successo l’inserimento al lavoro di persone con sindrome di Down. Quanto successo a Ferrara, dove una mamma non ha voluto che la figlia frequentasse il nido perché tra le assistenti figurava una donna con sindrome di Down di 37 anni, dimostra però che i pregiudizi sono duri a morire e che la strada per far crescere una società più inclusiva è ancora lungo. Infatti se far crescere un figlio è sempre un percorso irto di difficoltà, in un mondo disseminato di “trabocchetti” diseducativi, essere genitore di un ragazzo o una ragazza con sindrome di Down comporta molte fatiche in più. Dietro al percorso che ha portato l’assistente dell’asilo di Ferrara a ottenere di lavorare ci sono anni, anzi decenni, di impegno quotidiano e infaticabile dei suoi genitori (e di eventuali altri familiari) e di tutti coloro (personale sanitario, insegnanti di sostegno, assistenti educativi), che l’hanno accompagnata verso l’autonomia personale. Oggi quindi per sostenere i progetti che le associazioni sparse in tutta Italia portano avanti, in oltre 200 piazze (l’elenco sul sito http://www.coordown.it) verranno allestiti banchetti e gazebo dove saranno distribuiti i messaggi di cioccolato equo e solidale, dietro una piccola offerta, e illustrate le attività di formazione e le iniziative avviate.

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