«La vita morale è l’esito di una storia in cui si mettono in gioco intelligenza e volontà»

Sul discorso di papa Francesco alla Pontificia Accademia per la vita (si può leggere qui http://tinyurl.com/j2np2oe), la mia intervista ad Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica, pubblicata oggi su Avvenire

1946915497-pessina_new01La responsabilità del medico, la libertà e la sua ricerca del bene, la bellezza dell’esistenza umana, il dovere di cercare la verità nel dialogo. Sono molti i temi che coglie il filosofo Adriano Pessina – membro della Pontificia Accademia per la vita (Pav) e direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica – nel discorso di papa Francesco alla Pontificia Accademia per la vita riunita in questi giorni per la sua assemblea plenaria annuale. «È stato un incontro – aggiunge Pessina – segnato da grande spontaneità e affettività. Un momento in cui il Papa ha mostrato la sua attenzione al lavoro della Pav, anche salutando personalmente tutti i convenuti». 

«La sapienza del cuore», ha detto papa Francesco, è necessaria «per compiere il bene »: come può essere declinata nello studio delle virtù nell’etica della vita per non farla sembrare solo un concetto “poetico”?

Il riferimento al cuore dell’uomo serve per ricordarci che la questione morale coinvolge nella sua totalità la persona umana: agire moralmente bene significa di fatto costruire, nelle scelte quotidiane, una storia personale. Così, per esempio, il medico ha una duplice responsabilità, verso se stesso e verso colui di cui si prende cura e le qualità umane del medico fanno la differenza a parità di tecniche a disposizione.

Il Papa definisce la virtù «l’espressione più elevata della libertà umana». Il mondo contemporaneo corre però il rischio «di chiamare bene il male e male il bene» e, con un «pendio scivoloso», di «cadere nell’errore morale e nell’angoscia esistenziale». Come può la libertà essere orientata sempre al bene?

La virtù richiede la libertà perché non è una semplice abitudine e non può essere prodotta semplicemente seguendo le consuetudini. L’uomo tende sempre a volere ciò che gli appare bene ed è proprio dell’uomo libero la capacità di chiedersi se quello che sta facendo è veramente bene. Il dialogo, il confronto e la riflessione personale sono antidoti alla pigrizia del pensiero che ci consegna a quello che fanno tutti. Libertà, bontà e verità sono termini che si richiamano nel percorso della vita umana che cerca di costruire la propria storia.

È possibile «coniugare scienza, tecnica e umanità?» Manca questa volontà nei programmi di formazione universitaria o nella gestione delle strutture sanitarie e di ricerca? Basta mostrare la «bellezza della vita» per superare i condizionamenti economici?

Il richiamo alla bellezza non è affatto retorico perché mette in evidenza che il dovere morale non è un’imposizione estrinseca, nasce dalla capacità razionale di lasciarsi affascinare dal valore della persona, malgrado i suoi limiti, la sua malattia, le sue debolezze. Ciò che è evidente è che la vita morale non è una procedura, una tecnica o una predisposizione emotiva, ma è l’esito di una storia in cui si mettono in gioco intelligenza e volontà e in questo senso l’istruzione ha un ruolo decisivo. Siamo sempre esseri condizionati, ma l’invito del Papa è quello di privilegiare il condizionamento della bellezza del nostro esistere come uomini e come creature di Dio.

Infine il Papa mette in guardia dagli «splendidi vizi» che si mascherano «sotto il nome di virtù». Come difenderci dalle «nuove colonizzazioni ideologiche» che «sotto forma di modernità» «tolgono la libertà, e sono ideologiche, cioè hanno paura della realtà così come Dio l’ha creata»? In quali ambiti questo rischio è maggiore?

Siamo schiavi quando cessiamo di pensare e trasformiamo i nostri magmatici desideri in una lente deformata che non sa più cogliere ciò che ha di fronte: nessun processo di liberazione dalle ideologie si può fare da soli, occorre uscire da quei modelli dell’indifferenza che ci vietano di dialogare e discutere. Solo nella ricerca comune della verità, la libertà non diventa pretesa e violenza. E oggi è la stessa immagine dell’uomo che rischiamo di modificare ad uso e consumo di piccoli progetti individuali.

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