Per una bioetica responsabile verso la vita

La mia recensione al manuale di bioetica di padre Maurizio Pietro Faggioni “La vita nelle nostre mani”, pubblicata sulle pagine di Avvenire lo scorso 26 maggio

faggioniTransumanesimo, diagnosi prenatali, stato vegetativo, cellule staminali. Ma anche rispetto della dignità della vita umana e soprattutto responsabilità. Sono alcuni dei temi e dei concetti che emergono dal manuale di bioetica «teologica» del frate minore Maurizio Pietro Faggioni, medico endocrinologo e docente di Bioetica all’Accademia Alfonsiana, significativamente intitolato: «La vita nelle nostre mani» (edizione EDB, pagine 394, 36 euro). «Il titolo – spiega padre Faggioni – vuol dire che per un cattolico la vita è affidata alla mia responsabilità, al mio servizio, alla mia cura; per il laico vuol dire che io ho potere sulla vita. Dipende da quali mani mettiamo sulla vita ». «Un manuale ricco di spunti e, soprattutto, di profondità nelle argomentazioni» scrive nella prefazione Ignacio Carrasco de Paula, presidente dellaPontificia Accademia pro Vita. Giunto alla quarta edizione, il volume è stato ampiamente aggiornato: «Ho aggiunto – puntualizza – una parte sulle cellule staminali, ho riscritto quella sulle diagnosi prenatali e quella sullo stato vegetativo, ho dovuto rifare il capitolo sulla fecondazione, perché la legge 40 è stata manipolata da sentenze della magistratura». Tra le rielaborazioni, la parte sul transumanesimo: «Si tratta di un movimento ideologico, vasto e articolato, che raccoglie le istanze di chi pensa che sia bene mutare radicalmente la struttura psicofisica dell’uomo attraverso la manipolazione genetica e le nanotecnologie, in modo da far sorgere una umanità transumana: è una manipolazione drastica della realtà della persona e suscita domande molto forti sul rispetto dell’uomo e della sua dignità. Anche se io, da medico, ho una visione positiva della scienza – e credo che migliorare le nostre dotazioni naturali faccia parte del progetto di Dio sull’uomo, perché Dio ha affidato l’uomo a se stesso – dobbiamo domandarci qual è il limite da porre alla nostra automanipolazione per rimanere noi stessi e non tradire la nostra umanità». Altro tema nuovo è la vulnerabilità: «La nostra autonomia è vulnerabile, l’enfasi sull’autonomia della persona deve fare i conti con il fatto che è sempre condizionata e limitata e che la nostra libertà è esposta alla manipolazione, minacciata dalla paura e nutrita dalla speranza». Altro tema caldo, le diagnosi prenatali: «Le tecniche di ricerca del Dna fetale nel sangue materno pongono nuovi interrogativi. Possono essere al servizio di una cultura a difesa della vita, per vivere una gravidanza senza patemi o per prepararsi psicologicamente ad accettare un bambino che ha difficoltà. Non devono invece essere al servizio di una mentalità eugenetica che esclude le creature malate e sopprime l’handicap con l’aborto. Nella realtà concreta della medicina è la finalità che prevale, ma queste tecniche non possono essere impedite perché alcuni ne abusano».

Padre Faggioni non teme che l’aggettivo «teologica » possa condizionare il lettore: «Non è bioetica catechistica né magisteriale, ma rifletto sull’esperienza che l’uomo fa di se stesso nell’orizzonte della fede. “Teologica” perché il modello di uomo che presuppongo e il sistema di valori sono quelli della fede cristiana». E aggiunge: «È una bioetica personalista incentrata sul valore dell’inviolabilità della vita. Non parlo di indisponibilità della vita: se pensiamo al martirio, o al dono di sé per amore di un altro, capiamo che la vita è fatta per essere donata, è disponibile. La vita è relazione, e la relazione ha come caratteristica etica la responsabilità reciproca». Invece «inviolabile vuol dire che non posso agire contro la vita, mia o dell’altro, perché la vita è un bene fondamentale, e non si deve agire contro il bene».

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