Il voto dei giovani e la democrazia

Riflessione un po’ fuori tema per questa pagina, ma sull’argomento del giorno

Union-jackA proposito di Brexit, il dibattito di ieri sul voto di giovani e anziani mi è parso veramente stucchevole. Non so se la scelta dei britannici sia un bene (e per chi), ma credo che in democrazia il voto debba essere rispettato (se è libero, ovviamente). E sulla democrazia rimando a Winston Churchill.
Innanzi tutto vorrei essere sicuro che davvero c’è stata questa divisione generazionale nel voto (l’ha detto lo stesso istituto che ha diffuso gli exit poll). Ma ammettendo che sia vero: quando mai si attribuisce un valore diverso al voto a seconda dell’età dell’elettore? Quando mai nelle analisi di un voto si vuol lasciare intendere che le scelte di una categoria o fetta di elettori sono più giuste o pesano più di quelle di altre? A parte le analisi che i partiti fanno per intercettare le preferenze di un certo elettorato, il voto di ciascun elettore vale uno. Non sono un esperto politologo, ma credo che ogni tentativo di “pesare” il voto secondo qualche categoria riveli un intento anti democratico: volta a volta sono i ricchi, i colti, gli intelligenti, la casta, gli illuminati (che si ritengono gli unici degni e vogliono escludere gli altri). Adesso siamo a giovani contro vecchi. È fin troppo ovvio che i giovani hanno più tempo per vedere le conseguenze di ogni scelta politica, ma in una società che guardasse al bene comune le varie spinte e controspinte si bilancerebbero (altra osservazione: quando mai non sono stati i “vecchi” a decidere per i giovani? Forse che i milioni di soldati morti in guerra hanno scelto loro?). Viceversa poiché quello che prevale – almeno in Occidente – è un egoismo miope, un liberismo che punta solo sui diritti individuali (elevando spesso il desiderio a diritto), rischia di contare solo la valutazione del proprio “particulare”, e di corta gittata. E tradendo il concetto stesso di vecchio, che dovrebbe essere anche saggio (il senato…) si è persa anche la volontà di educare le nuove generazioni al valore della promozione del bene comune (non vorrei andare troppo lontano, ma il tentativo di costruzione dell’Europa è iniziato da persone lungimiranti – non giovani – uscite dalla tragedia della guerra con la convinzione di dover realizzare un mondo migliore per le generazioni a venire). Come ho già scritto, credo che il vero torto che i vecchi hanno fatto ai giovani sia quello della denatalità, cui non si rimedia con un giovanilismo superficiale. Nello specifico infine, la scelta britannica apre scenari inediti, ma dovrebbe far riflettere su due aspetti: che cosa si è proposta l’Unione Europea negli ultimi anni e quali prospettive offre in termini di valori, non solo di crescita (o meno) del pil (che lascia comunque ampie fette di popolazione fuori dai benefici). Non è – credo – demonizzando il voto britannico che troveremo soluzioni utili al benessere complessivo delle società europee.

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