«Eutanasia di un minore, un precedente inquietante Mai il medico smetta di aiutare paziente e famiglia»

Sul primo caso di eutanasia di un minore in Belgio, la mia intervista all’oncoematologo e pediatra Franco Locatelli, pubblicata oggi su Avvenire

locatelli«Una notizia che ha un impatto emotivo straordinariamente forte. Mi pare un precedente inquietante, pur con tutta la cautela e il rispetto con cui dobbiamo accostarci a una famiglia così provata per aver dovuto affrontare il momento supremo della morte di un figlio ». Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Oncoematologia pediatrica e Medicina trasfusionale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha dovuto più volte confrontarsi con la sofferenza e la morte di minori: «La scienza oggi ha mille strumenti da offrire al paziente, sia nel controllo del dolore, sia nel supporto nutrizionale e respiratorio».
Come si gestisce il fine vita di un minore?
È importante che il medico, ancor più un pediatra e un oncologo, sappia mettersi in gioco, dialogare, non dare mai la percezione a genitori e malati di essere abbandonati e non aiutati. Nelle fasi finali ai genitori dico sempre che se l’obiettivo prioritario è la guarigione, non meno importante è l’accompagnamento nella terminalità. Compito del medico è anche contenere le ansie, offrire una rete che aiuta a sopportare un passaggio difficilmente tollerabile come la morte di un figlio.
Come si può riuscire in questo compito?
Occorre instaurare un rapporto fiduciario basato sulla più assoluta onestà e trasparenza e sulla capacità di adottare modelli che meglio si sposano con il profilo etico e culturale della famiglia. Ovvio che bisogna evitare l’accanimento, ma siamo ben lontani dall’eutanasia.
Con il minore come ci si rapporta?
Vale ancora di più il principio di deontologia medica che occorre evitare il più possibile di causare sofferenze fisiche o psichiche e quindi i drammi morali. Con gli adolescenti è bene evitare di dare la percezione della terminalità, perché ha un impatto psicologico devastante senza dare alcun vantaggio terapeutico. Senza essere stupidamente illusori per non perdere credibilità, evitando però di causare sofferenza psichica gratuita: la presa in carico deve essere olistica. Accanto al medico è decisivo il contributo di infermieri e psicologi.
E con un bambino?
Occorre cercare di mantenere serenità con una proiezione sul futuro. A un bimbo di 6-7 anni che sta male puoi dare supporto facendo progetti per momenti ricreativamente gratificanti, non bisogna dargli l’impressione che non ci sarà un domani.
Non si rischia l’accusa di non dire la verità?
Non bisogna dire bugie ma neanche ogni verità, se non cambia l’evoluzione di quel che resta da vivere. Per gli adulti è diverso, per i giovani si rischia solo di causare angoscia. E il medico verrebbe meno al principio deontologico di non causare sofferenza, anche psichica.

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