Zaninetta: le cure palliative sono altro

Dubbi dei palliativisti a proposito del disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). Oggi su Avvenire la mia intervista a Giovanni Zaninetta, ex presidente della Società italiana di cure palliative (Sicp). Qui in una versione più ampia

zaninettaIl disegno di legge (Ddl) sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) mette in agitazione il mondo delle cure palliative. Nonostante infatti la presidenza della Società italiana di cure palliative (Sicp) e della Federazione delle associazioni di cure palliative (Fecp) si siano dichiarate favorevoli al testo in discussione, ha raggiunto un consistente numero di adesioni un documento che mette in guardia sia sulle forzature che il Ddl introduce nella relazione tra medico e paziente, sia sullo stravolgimento del ruolo delle cure palliative stesse. Tra i firmatari c’è Giovanni Zaninetta, direttore dell’hospice «Domus Salutis» di Brescia e già presidente della Sicp tra il 2007 e il 2010, gli anni in cui venne discussa e approvata la legge 38, che ha rappresentato una svolta per l’applicazione della terapia del dolore e delle cure palliative in Italia. «La legge sulle Dat può essere un’occasione per riflettere sulla nostra pratica clinica – osserva – ma la modalità acritica con cui viene portato avanti il Ddl non ci convince: assistiamo a uno schiacciamento della dimensione professionale del medico sulla autonomia assoluta del paziente, che in realtà è ingannevole».

Se verrà approvato il testo delle Dat in discussione, che cosa cambia nel rapporto medico-paziente?

Se tutto nell’attività di cura diventa opinabile, e noi medici dobbiamo fare comunque quello che dice il malato, assistiamo a una forzatura rispetto al testo della Convenzione di Oviedo sulla biomedicina, che indicava la necessità di «tenere conto» della volontà del paziente. Ma non ci può essere autonomia di un soggetto a scapito di altri e nessuno, nei fatti, può decidere da solo.

Il medico che farà la volontà del paziente sarà esente da responsabilità civile e penale. È qui il problema?

Mi pare si possa vedere una certa ipocrisia nel non voler chiamare le cose con il loro nome. Oncologi e palliativisti sanno che nei momenti terminali di una malattia può essere inutile nutrire e idratare un paziente. Ma la deresponsabilizzazione a priori di chi esegue gli ordini del paziente è poco coerente verso figure professionali chiamate a prendersi cura dei malati. E non è la stessa cosa parlare di un soggetto con tumore (o con malattie neurodegenerative come la Sla) o di una persona in stato di coscienza alterata, che non ha alcuna patologia che progredisce.

Perché lamentate una «distorsione della medicina palliativa»?

L’articolo 1 comma 6 del Ddl sembra presentare le cure palliative come opzione residuale, quando il paziente ha rifiutato le cure. Sembra il tentativo di incapsulare la legge 38 in una dimensione sanitario-organizzativa che potrebbe aprire la strada a ipotesi eutanasiche, senza citarle. Ma la medicina palliativa nasce con altri scopi e ci siamo battuti per renderla operativa con altri obiettivi. Le cure palliative, come dice la legge 38, sono «una cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici».

Come va affrontata da medico e paziente l’evoluzione di una malattia?

Parlando da un osservatorio privilegiato come quello della medicina palliativa, credo si debba puntare di più su una pianificazione delle cure. Per esempio, se un soggetto manifesta alterazioni cognitive che preludono all’Alzheimer, o riceve una diagnosi di Sla o di una patologia tumorale, è opportuno che ragioni con il medico di quelli che saranno i supporti di cui avrà bisogno e di quelli a cui potrà eventualmente rinunciare. Viceversa se la legge – per un approccio ideologico – scavalca la riflessione e vuole introdurre diritti in maniera acritica, allora spererei che non venga votata e che rimanga la situazione attuale, con un medico e un paziente che dialogano in scienza e coscienza».

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