Due belle pagine letterarie

avvenireDue pagine ricche di letteratura oggi su Avvenire nelle pagine della sezione Agorà: Giorgio Bàrberi Squarotti, Erodoto e Primo Levi. Del critico scomparso domenica a Torino, Roberto Carnero offre un ricordo («Bàrberi Squarotti, la critica cristiana della letteratura») che oltre ad apprezzare la professionalità indiscussa dell’italianista attento «all’altro e alla sua voce», ne sottolinea l’impegno poetico «niente affatto secondario». Carnero rievoca un episodio personale che rivela tutta l’umanità dell’uomo di cultura: quando giovane studioso gli inviava i suoi libri «lui rispondeva sempre con lettere vergate a mano, con la sua calligrafia minuta e precisa, in cui non si limitava ai ringraziamenti di rito, ma spesso entrava nel merito di quanto avevo scritto, dimostrando così di avermi letto: in un mondo accademico spesso autoreferenziale, ciò mi è sempre sembrato prova di attenzione e disponibilità».

Rosita Copioli recensisce il VII volume delle Storie di Erodoto («L’ultimo atto») che viene pubblicato dalla Fondazione Lorenzo Valla con la Mondadori. Opera attesa da tempo, che completa l’edizione dello storico greco, in nove libri, iniziata quasi trent’anni fa: «Erodoto non disdegna nulla di ciò che fa l’uomo. Ma contemporaneamente ironizza. Irride orgogli, vanità, pretese, follie, hybris che oltrepassano la misura umana, attirano l’“invidia” degli dèi, o semplicemente offendono il sacro e si autopuniscono». E il VII libro è quello della preparazione della gigantesca spedizione di Serse contro la Grecia, del passaggio dell’Ellesponto su un ponte che unisce le due sponde, dell’eroica resistenza dei greci guidati da Leonida alle Termopili. Protagonista principale è Serse, «divorato dal tarlo dell’insicurezza, dissimulata sotto una maschera di boria e di alterigia», come scrive Ryszard Kapuscinski nel suo In viaggio con Erodoto, moderna rilettura del capolavoro greco di un reporter straordinario.

Del trentesimo anniversario della morte di Primo Levi scrive Carlo Ossola («Testimone non basta»). Un ampio ritratto, corroborato da citazioni significative da opere meno frequentate come Il sistema periodico, di un «uomo giusto». «Il grande merito dell’opera sua – scrive Ossola – è quello di aver trovato, come Dante, come Shakespeare, la forza di estrarre dall’orrore dell’Inferno quanto vi dimora di Ognuno e di Tutti». Accanto, un articolo di Alessandro Zaccuri esamina due rielaborazioni della vicenda di Levi: i lunghi studi di Marco Belpoliti (da ultimo La prova) e il libro Primo Levi di Matteo Mastragostino, illustrato da Alessandro Ranghiasci, che parte dalla testimonianza che lo stesso Levi rese ai bambini di una scuola elementare rievocando i tempi della guerra e dei lager «senza nascondere il peso che ancora porta dentro di sé per essere sopravvissuto a tanto orrore». Personalmente la notizia della sua morte mi colpì in modo particolare mentre svolgevo il servizio militare: le cronache culturali erano “ossigeno” per svagarmi in un ambiente poco entusiasmante. Avevo letto solo Se questo è un uomo, ma mi bastò per compiangere gli infiniti lutti che quei lontani giorni continuavano a provocare.

Ciliegina su una torta già ricca, nelle pagine di Agorà oggi, anche la rubrica latina mercurius: Luigi Miraglia ci offre «Paschales meditationes».

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