«Serve una scienza responsabile e mirata al bene dell’uomo»

I componenti del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita sono stati ricevuti in udienza dal Papa lunedì 10 aprile. Oggi su Avvenire la mia intervista al presidente Andrea Lenzi

Andrea-LenziUn appello alla responsabilità è il cuore del messaggio che papa Francesco ha rivolto ai compo­nenti del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (Cnbbsv) ricevuti in udienza lunedì mattina. Un organismo composto da scienziati che fornisce pare­ri e proposte alla Presidenza del Consiglio e a tutti i ministeri, e talora anche consulenze al Comitato nazionale per la bioetica. «Quello del Papa è stato un messaggio forte – commenta An­drea Lenzi, presidente del Cnbbsv – e che da scien­ziato condivido. Anche nel mio indirizzo di sa­luto al Pontefice ho fatto riferimento al fatto che la scienza non può non tener conto del bene del­l’uomo: quello è il suo fine ultimo».

Papa Francesco vi ha invitato a custodire il creato seguendo il «principio di responsabi­lità ». È un compito difficile oggigiorno?

Lo scienziato è etico per scelta. Se c’è una regola che non può non seguire, – soprattutto se ha a che fare con le scienze della vita – è che deve ten­dere al bene dell’uomo. Infatti prima di giunge­re a una terapia si passa una serie di gradini – dal­la chimica ai test sulle cellule, dalle colture tis­sutali ai modelli animali – che ci garantiscano che stiamo dando un rimedio utile all’uomo. Del re­sto, la storia conferma che è merito di una scien­za «buona» se nel corso dei secoli abbiamo mi­gliorato cibo, cure, abitazioni e abbiamo innal­zato a 85 anni la vita media.

Il Papa ha chiesto anche di rendere consape­voli i cittadini della serietà delle sfide e della complessità dei problemi. Come ovviare all’a­nalfabetismo scientifico in una società sempre più complessa?

La responsabilità di una corretta informazione è molto alta. Ritengo quindi che la scienza vada sempre raccontata e spiegata e che sulle grandi decisioni debba poter intervenire il popolo (o i suoi rappresentanti), mentre sui passaggi tecni­ci e complessi sia opportuno che gli scienziati pos­sano procedere in autonomia. Mi occupo da sem­pre di divulgazione scientifica, e nel Consiglio su­periore di sanità sanità ho contribuito a predisporre e diffondere il decalogo per spiegare l’u­tilità dei vaccini. Certamente tra le re­sponsabilità dello scienziato c’è anche quella di comunicare. Per esempio sul ge­ne editing, strumento potentissimo ma lontano dall’essere realizzabile, si deve ragionare ma con prudenza. Condivi­diamo il parere emesso recentemente dal Comitato nazionale per la bioetica.

L’ultimo richiamo del Papa è all’intrec­cio tra potere tecnologico e potere economico. Come si può arrivare a com­porre le diverse istanze, scongiurando che il profitto condizioni il progresso?

È vero che talune tecnologie possono apparire più o meno disponibili sulla base del censo. Ma la commercializzazione dei beni scientifici vale so­lo entro certi limiti, cioè finché non diventa un bene vitale: il vaccino o un ritrovato importante nella diagnosi o cura dei tumori devono essere disponibili gratis per tutti, l’intervento di chirur­gia estetica no. D’altra parte si deve anche avere la capacità di non andare oltre i limiti che pos­sono comportare un danno all’ambiente (ed è un altro dei compiti del Cnbbsv): da endocri­nologo osservo che spargiamo troppe sostanze pericolose nell’ambiente. Accanto a chi riflette sull’etica e a chi produce è ovvio che ci sia chi commercia: occorre che si mantengano prezzi e­qui e che le procedure siano sempre trasparenti.

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