La responsabilità di dare le notizie

giornaliUna riflessione sulla qualità intrinseca del mestiere del giornalista viene sollecitata da due articoli pubblicati oggi. Sul Foglio, Eugenio Cau dà conto degli sforzi di alcuni colossi delle tecnologie 2.0 (Facebook, Google, Apple, Microsoft) per limitare la circolazione di informazioni false; sulla Stampa, due articoli di Paolo Mastrolilli illustrano il caso dell’utilizzo di robot per «confezionare notizie».

Il tema delle notizie false (le fake news) sta crescendo di importanza da quando l’informazione è sempre più diffusa a livello capillare dal singolo cittadino-utente della rete internet e non più «filtrata» attraverso il lavoro di professionisti, impegnati – anche deontologicamente – a verificare che quanto pubblicano o trasmettono sia aderente alla «verità sostanziale dei fatti», come recita la legge che nel 1963 in Italia istituì l’ordine dei giornalisti. Cau osserva che dopo una lunga e strenua difesa, tendente a minimizzare le proprie responsabilità nella diffusione di notizie false, il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg ha di recente annunciato «nuovi provvedimenti contro le notizie false che si propalavano sul suo social network». Analogamente Google «ha annunciato un «un grosso cambiamento al suo algoritmo di ricerca su internet»: si tratterebbe di avvantaggiare, nel rispondere a una ricerca, i risultati«provenienti da fonti autorevoli», evitando che vengano privilegiati – per esempio – siti che parlano dell’Olocausto come di uno «scherzo», come è successo. E Facebook starebbe sperimentando addirittura la possibilità di mostrare contenuti di taglio e orientamento diversi da quelli dell’utente – contrariamente a quanto accade finora – per farlo uscire dalla “bolla” informativa creata dal fatto che finora gli vengono proposti sempre argomenti e punti di vista correlati alle sue preferenze. Infine, continua Cau, c’è Wikipedia, il cui fondatore Jimmy Wales, ha annunciato il progetto Wikitribune, «un nuovo giornale online in cui dei giornalisti professionisti scriveranno le notizie, mentre un gruppo di volontari farà un controllo anti fake news e verificherà fonti e toni dell’articolo». Tutto sta però nel sapere «chi» scrive e «chi» controlla.

Sulla Stampa si parla di intelligenza artificiale per confezionare notiziari. Al Washington Post è in funzione Heliograf, un robot che prende informazioni da banche dati e le trasforma in articoli «sulla base delle indicazioni ricevute dai programmatori, e sotto il controllo di esseri umani» scrive Mastrolilli. Ha «lavorato» per le Olimpiadi di Rio e per le elezioni americane per fornire pezzi ricchi di numeri che avrebbero richiesto molto lavoro. Simili strumenti sono in funzione all’Associated Press e a Usa Today. Nella stessa pagina parla Jeremy Gilbert, direttore delle iniziative speciali al Washington Post, che tranquillizza lettori (e giornalisti) sul fatto che gli umani saranno sempre necessari: «Per scoprire il Watergate, continueranno a servire grandi giornalisti come Bob Woodward e Carl Bernstein, capaci di intuire le notizie e coltivare le fonti. Le macchine potranno sollevarli dai compiti più scoccianti, o aiutarli con l’analisi dei dati e la scrittura, in modo che siano liberi di concentrarsi sugli aspetti davvero importanti e interessanti». Non si temono fake news dal robot perché queste «sono un atto deliberato. Le persone che le pubblicano cercano profitti personali, o vogliono manipolare l’elettorato. Se la macchina sbaglia, lo fa per errore». Ai giornalisti continua a essere riservata la parte più nobile del lavoro: «Le relazioni, la capacità di sviluppare le fonti, e l’intelligenza nell’analisi delle notizie restano fondamentali per il nostro giornalismo, e richiederanno sempre gli esseri umani». La nuova era è iniziata, ma per avere la qualità occorrono gli uomini, che abbiano ben presente la loro grande responsabilità.

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