Libri in piazza a Bergamo, successo che può ignorare Milano e Torino

bergamoSuccesso culturale, letterario e commerciale per la 58ª Fiera dei librai che si conclude oggi a Bergamo. Alla larga dalle polemiche tra il milanese Tempo di Libri e il torinese Salone del libro, la kermesse orobica – riferisce oggi Vincenzo Guercio sull’Eco di Bergamo – ha fatto registrare in 17 giorni ben 175mila visitatori e oltre 25mila libri venduti (il dato odierno è una stima basato sulle medie degli altri giorni). Ovvio che una fiera a ingresso libero, nel centro della città, ha maggiori probabilità di attirare visite e consensi, ma i numeri fanno comunque ben sperare. Visto che recentemente l’Istat ha diffuso dati preoccupanti sull’aumento dei non lettori in Italia negli ultimi anni.

La manifestazione – organizzata da Promozioni Confesercenti, Sindacato italiano librai e dalle librerie indipendenti aderenti a Li.Ber-Associazioni librai bergamaschi – ha portato nella grande tensostruttura ben 50mila titoli. Nella classifica dei libri più venduti – riferisce Vincenzo Guercio – alcuni di quelli illustrati in una delle 89 presentazioni, seguite da 10.500 persone: «Quasi niente» di Mauro Corona e Luigi Maieron (Chiarelettere) e «La paranza dei bambini» di Roberto Saviano (Feltrinelli), che hanno preceduto «Little Bergamo», guida della città a misura di bimbo realizzata da Barbara Baldin e Sara Noris (Cobalto), «giornaliste (e mamme) bergamasche». Proprio l’area bambini e ragazzi – scrive Guercio – ha contribuito in modo significativo al successo della manifestazione: un libro venduto su 4 appartiene a questa sezione. «L’idea di portare i libri tra la gente funziona ed è ancora probabilmente il miglior veicolo per un’efficace promozione del libro e della lettura», dichiara all’Eco Antonio Terzi, presidente di Li.Ber. Né si può dimenticare il richiamo anche dell’appuntamento con l’assegnazione del Premio nazionale di narrativa Bergamo, vinto sabato scorso da Nadia Terranova davanti ad Andrea Bajani, Alessandro Zaccuri, Rossana Campo e Giorgio Vasta.

Solo pochi giorni fa la presentazione del Salone del libro di Torino – secondo quanto riferito dai quotidiani – si è svolta in un clima a dir poco euforico, un po’ insolito per il capoluogo piemontese. Che sia stata la cifra tonda del trentesimo anniversario, o il dissolversi dello «spettro» di Milano evocato dal sindaco Chiara Appendino (Tempo di libri non ha «sfondato» in termini di presenze, pur con tutte le attenuanti di cui si è parlato), l’evento torinese che si svolgerà dal 18 al 22 maggio si propone di stupire. Di «SalTo nel boom» ha parlato La Stampa e di «orgoglio»di Torino sia la Repubblica sia il Fatto quotidiano, mentre il Corriere della Sera nel titolo si era limitato a registrare che parte del programma vagherà in mongolfiera e sottomarino, cioè «Oltre i confini» (questo il tema del Salone) degli spazi del Lingotto. Che peraltro promettono di essere affollati: i numeri citati dal direttore Nicola Lagioia parlano chiaro: 1.060 editori nonostante la defezione dei grandi gruppi e della stessa Associazione italiana editori (Aie) che avranno a disposizione 11mila metri quadrati (il 10 per cento in più del 2016). Sono previsti anche 1.200 appuntamenti, un numero enorme se si pensa che i 720 di Tempo di libri sono parsi troppi. Il presidente della Fondazione per il libro, Massimo Bray, ha osservato che Torino «è orgogliosa di essere determinante per la cultura del libro. Ha saputo assorbire il colpo ma anche rinnovarsi. E sarà qui che la frattura (con Milano e con l’Aie, ndr) sarà ricomposta». Mentre il vicepresidente esecutivo Mario Montalcini ha apprezzato la proposta di un’iniziativa che coinvolga il territorio nazionale: «È molto interessante l’idea dell’Aie di fare una rassegna al sud, magari a Bari».

Intanto però altri numeri impensieriscono. A Tempo di libri sono stati diffusi i dati Istat sulla lettura in Italia: dal 2010 al 2016 si sono persi 4 milioni e 300mila lettori e la quota delle persone sopra i 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro in un anno ha toccato quota 33 milioni. Lucio Coco sull’Osservatore Romano mette in relazione questo dato con l’aumento dell’uso degli strumenti elettronici: «È chiaro che navigare, chattare, seguire gruppi facebook, whatsapp e così via sottrae tempo ed è, credo, nella esperienza di tutti vedere in un parco giochi che i genitori sono più presi a scorrere pagine virtuali sugli schermi degli smartphone che a leggere quietamente un libro mentre prestano attenzione ai propri figli». Coco suggerisce di riprendere contatto con sé stessi proprio attraverso la lettura, che ci permette – in solitudine – di guardare dentro di noi. «L’atto del leggere – scrive Coco – esige una educazione contro tutte le passioni che vorrebbero puntualmente distoglierci dalla pagina. E ancora una volta allontanarci da noi stessi, da quello che siamo, dal limite che rappresentiamo».

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