Un’Europa che non guarda al futuro

bandiere europeeAcuta e coraggiosa riflessione, su Avvenire di domenica 28 maggio, di Fabrice Hadjadj a proposito della denatalità in Europa. Partendo dall’osservazione che molti dei principali leader politici europei sono privi di figli, si interroga sulla forse poco singolare coincidenza di un continente che va verso l’estinzione e che “sceglie” a rappresentarlo persone che non hanno fatto esperienza concreta della genitorialità.

Certamente l’assenza di figli non può essere considerata uno stigma o una colpa, spesso è frutto del caso e porta con sé sofferenza. Tuttavia se, nella crisi attuale – di valori, oltre che economica e sociale – Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Olanda, Svezia, Lussemburgo, Scozia, Svizzera e Commissione Europea hanno leader che non hanno figli, «il fenomeno è troppo generale per non essere un segno dei tempi», osserva Hadjadj. E aggiunge che anche in un Paese di tradizione cattolica come l’Italia «il culto del bambin Gesù solo nel suo presepio conduce all’idea del bambino-re, del bambino a cui bisogna fornire le migliori condizioni di vita e risparmiare al massimo la sofferenza».  Una situazione in cui «l’ideale del bambino-re conduce alla realtà del figlio unico, con la stessa forza della politica cinese, e perfino, perché no, al figlio inesistente che è il solo figlio senza drammi né sofferenza (il lettore avrà compreso che questo figlio ideale e perfetto può anche corrispondere a un cane o un gatto)».

Interessante la citazione del pensatore ebreo medievale Mosè Maimonide che «afferma – ricorda Hadjadj – che non può essere magistrato chi non è padre. Per sedere nel Sinedrio, dice, occorrono saggezza, intelligenza e compassione; ora, per acquistare tali virtù in modo che siano concrete e si iscrivano nell’ordine naturale, bisogna avere figli». E aggiunge un’ulteriore citazione dello scrittore francese Charles Péguy, secondo il quale i padri si preoccupano di quale società, quale mondo lasceranno ai propri figli, di cui si sentono responsabili: «Niente di quello che succede, niente di storico è per loro indifferente». Hadjadj conclude con una domanda: «Come possono presiedere sistematicamente al futuro dell’Europa delle persone che non vi sono implicate carnalmente?» (aggiungerei spiritualmente). Una riflessione tutt’altro che irrilevante in una società che appare troppo spesso ripiegata sul soddisfacimento dei desideri individuali e sul disinteresse per le conseguenze delle proprie azioni (riguardino l’ambiente o la convivenza civile). Non si tratta, evidentemente, di «penalizzare» chi non ha prole, quanto di saper valorizzare l’esperienza di chi, appunto, è abituato a guardare al futuro responsabilmente non limitando il suo orizzonte alla sua propria esistenza temporale. La questione denatalità infatti non sembra stare particolarmente a cuore ai leader europei, anche se poi – in occasione della Brexit – molti sono stati pronti a lamentarsi della presunta prevalenza del voto degli “anziani” a penalizzare il futuro dei “giovani”.

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