Vaccini obbligatori, funzionerà l’autocertificazione contro il rischio caos? A che prezzo?

vaccino contro il vaioloL’obbligo di vaccinazione per gli studenti fino ai 16 anni previsto dalla legge 119 del 2017 comporta inevitabilmente un onere burocratico su famiglie e scuole. Una circolare congiunta dei ministeri della Salute e dell’Istruzione (del 1° settembre) ha stabilito che, per questo anno scolastico 2017-2018, il primo di applicazione della nuova normativa, può bastare che i genitori presentino una autocertificazione dichiarando di aver prenotato presso le Asl i richiami vaccinali eventualmente mancanti. È ovvio che ci si è resi conto dei tempi stretti (per asili nido e materne il prossimo 10 settembre, per le altre scuole il 31 ottobre) entro i quali le famiglie dovrebbero consegnare la certificazione agli istituti scolastici. Tempi che fanno temere intasamenti di uffici e caos generalizzato; infatti, anche se i minori da vaccinare sono una minoranza, la certificazione (anche positiva) deve essere prodotta dalle famiglie per ogni singolo figlio: si tratta di circa 7 milioni e 800mila soggetti. Visto che la legge prevede solo a partire dal 2019-2020 il dialogo diretto tra Asl e scuole, si sono posti problemi insormontabili di privacy ad anticipare i termini. L’autocertificazione semplifica gli oneri per i genitori, ma a quale prezzo? È vero che resta il termine del 10 marzo 2018 per produrre la documentazione ufficiale, ma – come segnala Avvenire – bisogna scongiurare che la semplificazione adottata diventi un modo per aggirare la legge.

Di seguito, aggiungo due miei articoli pubblicati su Avvenire a metà agosto: il primo (uscito sabato 19 agosto) spiega in dettaglio l’iter burocratico; il secondo (di venerdì 18 agosto) illustra le circolari emanate dai ministeri a cavallo di Ferragosto.

Famiglie e scuole all’opera

Scuole, famiglie, aziende sanitarie con i centri vaccinali, pediatri e medici di famiglia, farmacie. Sono tante le categorie interessate all’assolvimento dell’obbligo di vaccinazione per tutti i bambini e i ragazzi che frequenteranno asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado (fino alla terza classe) nell’anno scolastico 2017/2018. E le Regioni si stanno mobilitando per cercare di rendere meno complicata la gestione della mole di lavoro richiesta nei prossimi mesi. Mentre l’associazione sindacale della scuola Anief fa sapere che sta valutando se impugnare le circolari applicative della legge sui vaccini, sollevando anche dubbi di costituzionalità. Mentre in alcune realtà le farmacie si stanno mobilitando per offrire informazioni e prenotazioni come Cup.

Innanzi tutto i numeri. Secondo i dati Istat i bambini che frequentano i nidi erano 191mila nel 2013 e quelli che frequentano le scuole materne un milione e 647mila nel 2014: in totale oltre un milione e 800mila bambini. Sempre secondo i dati Istat (nel 2014/2015) gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado toccavano i 4 milioni e 479mila, mentre gli studenti dei primi tre anni di scuola superiore di secondo grado (applicando una proporzione di 3 quinti sul totale degli alunni) sono circa un milione e 602mila: il totale degli studenti supera quindi quota 6 milioni. La cifra totale dei minori coinvolti si aggira quindi sui 7 milioni e 800mila unità. Per tutti i bambini di nidi e scuole materne i genitori dovranno produrre a scuola entro il 10 settembre la certificazione delle vaccinazioni eseguite; per gli studenti (fino a quelli nati nel 2001) il termine scade il 31 ottobre. Si può presentare un’autocertificazione, ma i documenti andranno prodotti entro il 10 marzo 2018.

Le situazioni possono essere tre: il bambino è stato già sottoposto a tutte le vaccinazione ora obbligatorie e la famiglia possiede il relativo certificato; non è stato sottoposto a nessuna o a qualche vaccinazione (per diversi motivi); in famiglia non vi è ricordo, né soprattutto documentazione, delle vaccinazioni cui il bambino è stato sottoposto.

Nel primo caso la famiglia presenta a scuola la documentazione che comprova l’avvenuta vaccinazione contro: difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae di tipo B, morbillo, rosolia e parotite (solo i nati nel 2017 anche varicella). La scuola entro dieci giorni dalla data di scadenza comunica alla Asl i nomi di eventuali inadempienti che verranno contattati dalle autorità sanitarie, per mettersi in regola pena il pagamento di una sanzione (da 100 a 500 euro). Se al minore mancano alcune vaccinazioni, la famiglia dovrà – oltre a portare a scuola la documentazione per quelle eseguite – prendere appuntamento con la Asl per programmare il completamento del programma vaccinale. A meno che non vi siano ragioni mediche temporanee o assolute, che andranno certificate da pediatri e medici di medicina generale, che hanno impedito l’effettuazione dell’immunizzazione. Ai medici si dovrà ricorrere anche per certificare l’eventuale immunizzazione naturale del bambino perché ha contratto e superato la malattia.

Coloro che invece non avessero ricordo o documenti della situazione vaccinale contro una o più malattie sono tenuti a effettuare un’analisi sierologica che dimostri la presenza di anticorpi protettivi per vaccinazione o pregressa malattia: queste analisi però, a differenza di tutte le vaccinazioni, non sono gratuite ma a carico dei genitori (o tutori) del minore. Ecco quindi che gli assessorati alla Sanità delle Regioni stanno cercando mezzi per semplificare i compiti delle famiglie alle prese con queste nuove incombenze. Più battagliero il sindacato Anief, che per bocca del suo presidente Marcello Pacifico, lamenta «l’enorme mole di ademipimenti da attuari, caricati sulle spalle di segreterie scolastiche già ridotte all’osso» e contesta l’obbligo delle vaccinazioni quale estensione delle competenze dello Stato su «una scelta discrezionale della famiglia». E «se si vuole evitare il caos» chiede il differimento di almeno un anno dell’applicazione del decreto.

Qui l’articolo precedente, relativo alle circolari che ribadivano l’obbligo di vaccinazioni per poter frequentare scuole dell’infanzia e asili nido

Senza vaccini non si frequentano nidi e materne

Vaccini obbligatori per andare a scuola, si comincia. Sono state infatti diffuse due circolari del ministero della Salute (del 14 e del 16 agosto) e una del ministero dell’Istruzione (di ieri) con le indicazioni operative per famiglie e scuole per l’adempimento delle norme (previste dalla legge 119 del 31 luglio scorso) in vista dell’anno scolastico ormai alle porte. E viene ribadito che i bambini da 0 a 6 anni non possono frequentare asili e scuole dell’infanzia se non sono stati sottoposti alle vaccinazioni rese obbligatorie, mentre gli istituti scolastici e i servizi educativi per l’infanzia temono un super lavoro, soprattutto in questo primo anno scolastico, per il quale sono state disposte alcune norme transitorie. Dall’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) viene l’invito ad andare a regime più in fretta, un’idea condivisa dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Ecco quindi che entro il prossimo 10 settembre per i bambini iscritti a nidi e scuole dell’infanzia (compresi gli istituti privati non paritari), ed entro il 31 ottobre per bambini e ragazzi iscritti alle scuole primarie e secondarie, nonché i centri di formazione professionale regionale, i genitori dovranno fornire la documentazione che comprovi l’effettuazione delle vaccinazioni (o l’avvenuta immunizzazione tramite malattia naturale) o un’autocertificazione, riservandosi di presentare la certificazione necessaria entro il 10 marzo 2018. Chi fosse in difetto di qualche immunizzazione, dovrà presentare almeno la richiesta di vaccinazione alla Asl territorialmente competente. Bambini da 0 a 6 anni non potranno frequentare in nessun caso le scuole se non saranno in regola con le vaccinazioni: le multe comminate ai genitori per le mancate vaccinazioni non permetteranno comunque al bambino di tornare in aula. Unico strumento che autorizza la frequenza scolastica in assenza di vaccinazione è un certificato del pediatra o del medico di medicina generale che attesti specifiche condizioni cliniche documentate, che rappresentano una controindicazione – temporanea o permanente – all’effettuazione di una o più vaccinazioni.

È da notare che l’estensione da 4 a 10 delle vaccinazioni obbligatorie rende necessario che tutti i nati dal 2001 al 2016 siano stati sottoposti a vaccinazione – secondo calendario e dosi propri per ciascuna età (e disponibile sul sito www.salute.gov.it) – contro le seguenti malattie: difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia e parotite. Per i nati nel 2017, il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale prevede anche l’immunizzazione contro la varicella.

La circolare del ministero dell’Istruzione invita i dirigenti scolastici a informare subito i genitori sui nuovi obblighi vaccinali. Gli stessi dirigenti dovranno infatti anche segnalare alle Asl (dieci giorni dopo la scadenza) l’eventuale mancata consegna della documentazione da parte dei genitori. Ulteriore onere delle scuole è la formazione delle classi: i minori che non hanno potuto essere vaccinati devono essere inseriti in classi dove siano tutti vaccinati o immunizzati naturalmente.

Il presidente dell’Anci (e sindaco di Bari) Antonio Decaro chiede tuttavia di anticipare il regime ordinario, quando le scuole dovranno inviare alle Asl gli elenchi degli iscritti e le autorità sanitarie avranno il compito di verificarne lo status vaccinale: «Non si può scaricare sulle spalle delle scuole o dei genitori il compito di raccogliere autocertificazioni e certificazioni che peraltro chi riceve non è in grado di valutare ». D’accordo il ministro Fedeli: «Come ministero condividiamo la proposta di definire da subito procedure standard. Il nostro obiettivo è agevolare e sostenere le famiglie e gli alunni».

La seconda circolare del ministero della Salute (del 14 agosto) riguarda invece alcuni vaccini raccomandati: contro menigococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus. In questo caso le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ne dovranno garantire l’offerta attiva e gratuita a tutti i minori tra 0 e 16 anni, compresi i minori stranieri non accompagnati.

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