Donatori di midollo osseo, il primato della Sardegna

Due interventi per segnalare l’importanza della donazione di midollo osseo, tuttora terapia salvavita per pazienti affetti da tumori e malattie del sangue o gravi immunodeficienze.  Alla fine del mese scorso, un convegno a Cagliari ha celebrato un triplice anniversario: il primo registro italiano di donatori, istituito in Sardegna nel 1987; il primo trapianto di midollo osseo sull’isola, eseguito dall’ematologo Licinio Contu nello stesso anno; il decennale della nascita della Federazione Adoces, che riunisce diverse associazioni di donatori in Italia. Di seguito, il testo che accompagna sul sito di Avvenire il video di Adoces per spiegare e sensibilizzare alla donazione di midollo osseo; poi l’articolo pubblicato nelle pagine della sezione è vita, in cui Licinio Contu rievoca la storia del primo trapianto.

cagliari
Cagliari

La prima associazione di donatori di midollo osseo in Italia nacque in Sardegna nel 1987, esattamente trenta anni fa, per impulso del professor Licinio Contu, ematologo e genetista. Dall’associazione venne sviluppato anche il primo Registro dei donatori – due anni prima della creazione dell’associazione e del registro nazionale (ora Imbdr, con sede a Genova) – per permettere l’esecuzione dei trapianti di midollo osseo da donatori volontari. Nello stesso anno Contu eseguì, con la sua équipe presso la Clinica Medica “Mario Aresu” di Cagliari, il primo trapianto di midollo osseo in Sardegna su un giovane colpito da leucemia mieloide cronica.

L’Associazione donatori di midollo osseo (Admo) Sardegna ha saputo evolversi e “allearsi” con diverse realtà regionali, dando origine nel 2007 alla Federazione italiana Adoces (Associazioni donatori di cellule staminali emopoietiche). Per festeggiare il 30° anniversario di Admo Sardegna e del primo trapianto e il 10° di Federazione italiana Adoces si è svolto da poco un convegno scientifico a Cagliari, nel quale è stato presentato il video ora diffuso anche su Youtube.

La Federazione Italiana Adoces ha preparato un video per spiegare l’importanza della donazione del midollo osseo per la cura delle leucemie e altre gravi malattie del sangue.

Questo l’articolo, migliorato, uscito nell’inserto è vita il 6 ottobre scorso

Ricordare il passato mentre si lavora con impegno per il futuro dei ma­lati. È il senso delle giornate orga­nizzate a Cagliari per ricordare il trentennale dell’Asso­ciazione donatori midollo osseo Sardegna (che organizzò il primo Registro dei donatori in Italia) e il decennale della Federazione italiana Adoces (Associazioni donatori cellule staminali) e per celebrare il trentennale del primo trapianto di mi­dollo osseo in Sardegna, effettuato da Li­cinio Contu, con Giorgio La Nasa e Carlo Carcassi, su un giovane di 28 anni colpito da leucemia mieloide cronica. «Eravamo pronti da anni – pun­tualizza oggi Contu – ma per ostacoli bu­rocratici e difficoltà culturali abbiamo do­vuto aspettare». Contu aveva già avviato un elenco di persone disposte a donare mi­dollo osseo in modo anonimo e gratuito: il primo registro in Italia, due anni prima che na­scessero l’Admo nazionale e il Registro italiano (Ibmdr) che ha sede a Genova. La storia dell’uso clinico delle cellule sta­minali contenute nel midollo osseo risale agli anni Cinquanta, grazie agli studi clinici negli Stati Uniti di Edward D. Thomas e immunogenetici in Fran­cia di Jean Dausset, entrambi futuri premi Nobel per la medicina. A Parigi si trovava anche l’ematologo Contu, che portò in Sar­degna – dapprima a Nuoro e poi a Caglia­ri – l’esperienza acquisita sul sistema Hla di compatibilità immunogenetica scoper­to da Dausset. «In Sardegna c’era l’emer­genza – racconta ancora Contu – dei malati di talassemia, bambini per i quali non vi era una reale cura e che difficilmente su­peravano i 14 anni di vita». A metà degli an­ni Sessanta, Ugo Carcassi e io formulammo l’ipotesi del trapianto allogenico di midollo os­seo per i nostri malati talassemici. E i National Institutes of Health approvarono e finanziarono il nostro progetto di ricerca».

Il 31 ago­sto 1987 Contu, direttore del Centro tra­pianti di midollo osseo che era ospitato presso la Clinica medica universitaria «Ma­rio Aresu» di Cagliari, potè eseguire il pri­mo trapianto: «Ho sempre ammirato il co­raggio del paziente, che ebbe la fortuna di avere un fratello perfettamente compatibile ». Un’opportunità su cui può contare so­lo il 30 per cento circa dei malati: infatti se la probabilità di trovare un familiare com­patibile è di uno a quattro, quella di un e­straneo è di uno a centomila.

«L’Italia – puntualizza Contu – può conta­re su circa 380mila donatori, la Germania su 5 milioni e gli Stati Uniti 7 milioni. Nel mondo sono 30 milioni». C’è la necessità di incrementare i donatori nel Registro i­taliano: «Per almeno due motivi: da un punto di vista medico crescono le mino­ranze etniche; da un punto di vista econo­mico le unità importate costano molto al Servizio sanitario. In più solo 104mila dei donatori registrati in Italia sono già tipiz­zati nel loro sistema Hla al più alto livello di risoluzione molecolare, secondo il si­stema della Next generation sequency, che garantisce la perfetta corrispondenza ge­netica. Per questo, l’80% dei trapianti viene eseguito in Italia con donatori tedeschi o americani, che sono tutti tipizzati al più alto livello possibile, con costi elevati per il Servizio sanitario nazionale». Ecco quindi che – accanto alla celebrazio­ne del passato – Licinio Contu chiede di guardare al futuro: «Dobbiamo sensibiliz­zare la popolazione, specie i giovani (do­po i 55 anni si esce dal Registro), sul biso­gno di avere sempre nuovi donatori. A lo­ro deve andare sempre il ringraziamento maggiore».

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