I globi di Coronelli, una geografia fatta di arte e scienza

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La mostra alla Biblioteca Marciana di Venezia

Per studiare bene la geografia non si può fare a meno di un grande planisfero, come quelli appesi nelle aule scolastiche, o almeno di un mappamondo. Me lo confermavo pochi giorni fa visitando la mostra su Vincenzo Coronelli (1650-1718), aperta fino a domenica 15 aprile alla Biblioteca Marciana di Venezia in collaborazione con The International Coronelli Society for the Study of Globes. In occasione del terzo centenario della morte del frate cosmografo «L’immagine del mondo», curata da Marica Milanesi e Heide Wohlschläger, espone disegni, incisioni e testi che Coronelli pubblicò dopo avere realizzato nel 1681-83 i due monumentali globi, terrestre e celeste, per il Re Sole, Luigi XIV, ora conservati a Parigi alla sede François Mitterand della Biblioteca nazionale di Francia. Nei giorni scorsi – complice l’evento europeo della “notte della geografia” – sui quotidiani sono apparse rivalutazioni e approfondimenti su questa disciplina, di cui molti lamentano la penalizzazione negli ultimi programmi scolastici, accorpata com’è alla storia. E i globi di Coronelli, esempio formidabile di scienza e arte, ci testimoniano proprio quanto la osservazione del mondo può risultare affascinante ancora oggi, nonostante satelliti e strumenti informatici sembrerebbero avere dissolto ogni mistero sulla conoscenza della Terra.  

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Vincenzo Coronelli (da Epitome cosmografica, 1693)

L’esposizione veneziana ci riporta a un’epoca in cui le esplorazioni geografiche stavano rivoluzionando il patrimonio di ipotesi e certezze tramandate dagli scienziati antichi. Il francescano Vincenzo Coronelli acquistò notorietà con i primi globi realizzati per il duca di Parma Ranuccio II Farnese e fu poi “ingaggiato” per realizzarne due enormi (hanno un diametro di quasi quattro metri e pesano due tonnellate ciascuno) per il re di Francia. Tornato in patria e residente nel convento di Santa Maria Gloriosa dei Frari, fu apprezzato “cosmografo” per la Repubblica di Venezia e – oltre a realizzare numerosi altri globi di  diverse dimensioni – pubblicò opere che illustrano le sue conoscenze geografiche: in particolare l’Epitome cosmografica e l’Atlante Veneto. Sua anche l’idea di avviare un esperimento di “enciclopedia” che precedette gli illuministi francesi, mentre in una vera e propria società di appassionati geografi, l’Accademia cosmografica degli Argonauti, si discuteva delle novità che si andavano scoprendo in cielo e in terra. Per alcuni anni, tra il 1701 e il 1704, fu anche generale del suo ordine religioso.

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Il globo celeste di Coronelli da restaurare (1689)

Coronelli produsse una quantità davvero rilevante di globi e di carte terrestri e celesti e alcuni fusi esposti in questa mostra permettono di leggere la grande messe di informazioni che venivano riportate su questi capolavori: in quelli celesti notizie astronomiche, zodiacali, la rosa dei venti; in quelli terrestri nazioni, città, fiumi e montagne, popoli ed eventi storici. E spesso in più di una lingua, greco, latino e arabo compresi. Al centro dell’attenzione dell’ «Immagine del mondo» è comunque la coppia di globi (terrestre e celeste) da 106 centimetri di diametro che Coronelli donò nel 1689 alla repubblica di Venezia e che sono tuttora conservati alla Biblioteca Marciana. Il globo celeste (che ha la particolarità di essere stato completato a mano perché furono usate per l’incisione lastre ancora incomplete) è però bisognoso di restauri: il costo stimato per l’intervento, che verrà effettuato senza spostarlo dalla sala dove si trova, è di 25mila euro e la Marciana incoraggia potenziali donatori a fare uso dell’Art bonus, la misura prevista dal governo che permette di avere sgravi fiscali in caso di donazioni finalizzate al recupero di opere d’arte.

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Globo da tre oncie (8,5 cm). Collezione Rudolf Schmidt

La passione per i globi, tra XVI e XVIII secolo, prese sovrani e famiglie nobili e fece crescere la domanda. Altre opere di Coronelli sono conservate in Austria, Germania, in diverse istituzioni venete (nello stesso museo Correr di Venezia) ed emiliane, a Genova e Firenze. Due molto belli sono ospitati a Bergamo, nella Sala Tassiana della Biblioteca Angelo Mai, restaurati pochi anni or sono grazie al Fondo Ambiente Italiano (Fai). Per restare a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia sono esposti due globi dell’olandese Willem Blaeu (1571-1638), allievo dell’astronomo Tycho Brahe, e quindi precedenti a Coronelli, e due piccoli globi di Gilles Robert de Vaugondy (1688-1766), di età successiva.

Chiudo con una curiosità. Coronelli ideò anche mini-globi di tre oncie, dimensioni di poco superiori a una pallina da tennis: e li indicava per essere «accomodati per portare nella sacoccia». Di questo globo tascabile, la mostra offre un esempio raro e, grazie a un modellino su carta con le istruzioni, la possibilità di costruirsene uno uguale per sé.

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