Dio stramaledica gli inglesi

L’aeroporto di Londra Stansted

Con l’arrivo dei primi voli in Italia, sembra in via di risoluzione la situazione dei cittadini italiani bloccati nel Regno Unito dall’ordinanza di domenica scorsa del ministro della Salute, Roberto Speranza. Ai giornali oggi sembra un problema del tutto secondario, dedicano alla questione solo piccoli spazi (salvo eccezioni), tuttavia non può mancare qualche riflessione su come è stata gestita la vicenda. Che non è priva di ulteriori criticità.

Il panico si è impadronito dei governi europei quando ha avuto risalto la notizia, che peraltro circolava da giorni, che si era diffusa Oltremanica una nuova variante del Sars-CoV-2, più contagiosa anche se non più pericolosa (apparentemente). Tutti però si affannavano a rassicurare che i vaccini anti-Covid, appena approvati dalle autorità sanitarie e di prossima distribuzione, non avrebbero avuto minore efficacia. In un rapido propagarsi di isteria collettiva, più veloce ancora del Covid-19, alcuni governi europei, tra cui quello italiano, hanno deciso di bloccare i voli da e per il Regno Unito, causando seri disagi a non pochi connazionali. Anche se motivata dal ministro con la “massima prudenza”, la decisione appare abbastanza illogica e pertanto ingiustificata. Non solo si è scoperto presto che la stessa variante del virus, ribattezzata “inglese”, circola anche in Australia, Olanda e Danimarca (e ora si teme per una variante sudafricana). Ma si è finto di non sapere che tutte le persone che dovevano imbarcarsi dagli aeroporti britannici verso l’Italia dovevano avere fatto un test che dimostrasse la loro negatività al virus.

Quindi centinaia di persone, anche cittadini italiani all’estero, sono stati trattati da presunti untori e messi nel limbo. Dovrebbe essere inutile precisare le motivazioni che sotto Natale portano la gente a spostarsi: a parte i turisti, quest’anno limitati dalle restrizioni anti Covid, sono perlopiù persone che rientrano a trovare i parenti per passare le feste in famiglia. Ma sono finiti nella tagliola delle trattative sulla Brexit che hanno inasprito gli animi dei governanti europei, sino a far dimenticare le norme che prevedono la libera circolazione delle persone, tra cui la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che all’articolo 3 del protocollo 4 recita che «Nessuno può essere privato del diritto di entrare nel territorio dello Stato di cui è cittadino».

Non solo. Di fronte alle preoccupazioni e alle richieste degli nostri concittadini, ambasciata e consolato italiani a Londra da lunedì 21 rispondevano che non erano previsti voli di rimpatrio, e di seguire le notizie sui loro siti internet e profili social (!). Quindi migliaia di persone sostanzialmente abbandonate al loro destino, con il governo inglese verosimilmente più preoccupato dei problemi dei propri connazionali, e della fila di camion bloccati sulla via della Francia. Nessuna notizia anche martedì, fino alle decisioni di mercoledì 23 pomeriggio di permettere il rimpatrio, a precise condizioni. Peraltro, anche nell’aprire i confini ai voli da Londra, il nostro governo si è ben guardato dall’agevolare i propri connazionali ai quali aveva immotivatamente sconvolto la vita: «Si segnala – scrive il sito dell’ambasciata italiana a Londra – che i voli saranno di tipo commerciale, pertanto i biglietti saranno acquistabili direttamente tramite le compagnie aeree e non attraverso Ambasciata o Consolato Generale, presso i quali non sono quindi previste liste di prenotazione». Cioè: arrangiatevi a ricomprarvi i biglietti.

Un’ultima criticità riguarda le condizioni per il rimpatrio: bisogna essere residenti in Italia da prima del 23 dicembre oppure avere “un motivo di assoluta necessità” da autocertificare. Il che appare ancora una volta singolare: se un cittadino italiano ha preso la residenza nel Regno Unito perde i suoi diritti di cittadino italiano?

Altrettanto discutibile la condizione sanitaria: test anti Covid (ovviamente negativo), prima dell’imbarco, test all’arrivo in Italia. E fin qui tutto bene, all’insegna della “massima prudenza”. Ma che cosa dire dell’obbligo di isolamento per 14 giorni “a prescindere dall’esito del test”? Sono presunti colpevoli anche se hanno due test negativi a distanza di pochi giorni?

Di slogan in slogan, si è passati da febbraio con “abbraccia un cinese” a dicembre con “Dio stramaledica gli inglesi”. Peccato che siano cittadini italiani.

Buon Natale. Anche alla perfida Albione.

Post scriptum

Il giorno dopo essere tornati con due tamponi negativi (prima della partenza e all’arrivo nell’aeroporto italiano) i malcapitati cittadini italiani di serie B rientrati dal Regno Unito vengono contattati dalla Asl per eseguire un nuovo tampone. Il motivo? «Per maggiore sicurezza, controllare la diffusione della variante inglese», bla bla bla. Ma almeno un ulteriore tampone negativo (il terzo) cancella l’obbligo di quarantena? «No, quella resta». Beh, almeno a quest’ultima presa in giro i cittadini italiani di serie B hanno potuto sottrarsi (quelli di serie C, purtroppo, sono tuttora bloccati nel Regno Unito).

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