Tra De Sanctis ed Elsa Morante. Più un occhio al Paradiso

de sanctisLetteratura italiana, cinema e uno sguardo… sul Paradiso oggi nelle pagine di Avvenire, e non solo nella sezione Agorà. L’elzeviro di Pietro Gibellini («Serve un De Sanctis e una letteratura che formi gli europei») parte dalla ricorrenza del bicentenario del famoso critico e storico della letteratura italiana Francesco De Sanctis (1817-1883) per interrogarsi sulla sua eredità e lanciare l’auspicio di una “rivoluzione europea” negli studi letterari. «La sua storia letteraria, vero capolavoro, segnò una svolta… manuale che collegava lo sviluppo delle lettere a quello della cultura» osserva Gibellini, delineandone pregi e limiti. «Colgo il meglio dei saggi desanctisiani ­– spiega – ­nella loro capacità ermeneutica, cioè quella di interpretare il testo come specchio del mondo dell’autore, in un rapporto che è di ordine etico ancor prima che estetico». Viceversa i limiti riguardano «i dati, che erano quelli noti al suo tempo» e «l’impianto centralista» frutto dello spirito risorgimentale. De Sanctis «aveva scritto il suo libro con intento pedagogico: voleva dare alle scuole della neonata Italia uno strumento per formare gli italiani». Tuttavia, in termini di capacità di «influenzare» il mondo accademico e scolastico contemporaneo gli toccò di ottenere molto meno di quanto potè il magistero di Giosuè Carducci e dei suoi discepoli. Infine Gibellini auspica che, sull’esempio di De Sanctis, si pensi a educare i cittadini europei valorizzando il patrimonio letterario comune «Dante e Shakespeare, Goethe e Baudelaire, Cervantes e Kafka», anche perché «l’europeismo perseguito dall’economia trascurando la scuola e della cultura si è rivelato fallimentare».

«Elsa e quei film alienati dal reale» è invece l’articolo di Alfonso Berardinelli dedicato alla pubblicazione di La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951 (Einaudi) di Elsa Morante. «Piaccia o no, è stata, con Italo Svevo, la più grande narratrice del secolo scorso ­– scrive Berardinelli –. Seguirla nelle sue reazioni e considerazioni di spettatrice cinematografica, ha quindi un interesse culturale incomparabile». Berardinelli osserva che «non dimentica mai, anche qui, i doveri intellettuali maggio-ri a vantaggio di quelli secondari. I suoi articoli rivelano sempre un grande equilibrio critico e il più scrupoloso rispetto per il lavoro di registi e attori». E mostra di apprezzare soprattutto (anche nei santi) l’umorismo: «Una delle qualità indispensabili alla interezza morale di un uomo, alla perfezione estetica di un artista, e, infine alla civiltà di un popolo, è il senso dell’umorismo».

Infine, nella sua rubrica tabula rasa, Roberto Righetto presenta il libro dello storico Jean Delumeau Storia del Paradiso (Il Mulino, 1994) « che riper­corre, dall’Antichità ai giorni nostri, attra­verso una ricchissima documentazione sto­rica ma anche lette­raria e iconografica, una pagina essenziale dell’immagina­rio occidentale e non solo». «Delumeau – scrive Righetto – mostra bene come la nostalgia del paradiso terrestre e l’at­tesa di un regno di felicità, magari già su questa terra, sono assai spesso un cliché che si ripete: nella sua descrizione tratti comuni si ritrovano fra la Bibbia e altri scritti antichi. Autori della prima patri­stica come Giustino e Tertulliano ravvi­sano elementi comuni fra i Campi Elisi descritti da Omero, Esiodo e Virgilio e i passi della Genesi». «An­che se la cultura postmoderna in cui sia­mo immersi – commenta Righetto – sembra aver smarrito le im­magini per descrivere il Paradiso, l’ansia di misericordia che emerge nell’umanità contemporanea è il segno che ciò cui es­sa aspira è l’esatto contrario della sen­tenza di Sartre: “L’inferno sono gli altri”».

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