Turismo a Venezia, tra regole e costi

IMG_4460Basterà un “conta-turisti” a salvare Venezia? Lungi dal voler ironizzare sull’ultima idea compresa in un pacchetto di misure approvate dalla giunta comunale del capoluogo veneto, mi permetto qualche divagazione sulle condizioni di visita alla città lagunare, prendendo spunti da due mie recenti visite: nella scorsa estate e in inverno.  Se di “salvare Venezia” si parla ormai da decenni – è del 1973 una serie filatelica italiana con questo slogan – le ricette sono ovviamente molteplici. Non mi pronuncio sul tema dell’acqua alta e della soluzione del Mose, quanto sulla grande presenza di turisti che rendono talvolta difficile godere delle bellezze della città. La soluzione prospettata però, sembra – ancora una volta – puntare perlopiù a fare cassa.

Presenze disordinate e ingombranti

A rilanciare – a metà febbraio – il tema dei troppi visitatori, e disordinati, a Venezia è stato Ernesto Galli della Loggia sulle pagine del Corriere della Sera. Tra le argomentate e in parte condivisibili critiche che aveva rivolto alla gestione del turismo a Venezia spiccavano la mancanza di organizzazione dell’enorme flusso di persone, si parla di 30 milioni l’anno, che spesso si accampano letteralmente nelle calli e si sfamano nell’innumerevole quantità di punti ristoro di scarsa qualità, e la trasformazione in una città fantasma, una sorta di Disneyland (con passaggio delle navi da crociera a due passi da San Marco). Una città però dove a gestire anche il turismo è un sindaco che sembra avere come principale interesse quello di tenere sempre pieno il «frigo», leggasi turisti a Venezia, allo scopo evidente di fare cassa. Secondo Galli della Loggia un tale turismo è diventato un veleno che uccide «il nostro patrimonio di arte e cultura», mentre servirebbe un’agenzia nazionale per governarlo. Alle accuse di «città fantasma» ha risposto – nella trasmissione Fahrenheit di Radio3 – la critica dell’arte Angela Vettese, docente allo Iuav di Venezia e autrice di un saggio Venezia vive. Dal presente al futuro e viceversa (Il Mulino) ricordando la presenza di molti sedi universitarie e un’attività culturale «brulicante», e obiettando che il problema non è il turismo in sé, quanto la mancanza di una sua organizzazione.  Il saggio di Vettese – che suggerisce di sfruttare ogni progetto di riqualificazione per uno sviluppo della città che guardi al futuro valorizzando nuove prospettive economiche e lavorative – è stato poi recensito su Libero il 2 aprile da Alessia Severin, e dall’architetto Vittorio Gregotti in un elzeviro sul Corriere della Sera del 27 aprile.

Conta-turisti o anche un ticket?

Ma se il progetto di un conta-turisti è stato presentato come un pesce d’aprile sul Corriere del Veneto del 2 aprile scorso, si è poi concretizzato alla fine del mese quando è stato approvato dalla giunta del sindaco Luigi Brugnaro un atto di indirizzo che presenta le linee guida per la gestione del flusso di turisti che ogni anno raggiungono Venezia. A Riva degli Schiavoni – scrive Gloria Bertasi sul Corriere del Veneto – si prevede l’installazione di un conta-persone con tornelli mobili aperti. Poi però, coerentemente con gli obiettivi dell’atto di indirizzo («Sperimentare nell’ambito dell’area marciana l’accesso mediante prenotazione e pagamento di un ticket di ingresso») potrebbe essere istituito un biglietto a pagamento, in alcuni giorni o fasce orarie. Sul Giorno Rita Bartolomei intervista l’assessore al Turismo del Comune di Venezia, Paola Mar, che nega che si tratti dell’introduzione di un numero chiuso per la città intera, forse per la sola area di San Marco. Ma sullo stesso giornale, rispondendo ad Alessandro Farruggia, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini (come già aveva detto il 16 aprile a Paolo Conti sul Corriere della Sera), pur mostrandosi scettico sulla «città a pagamento», si mostra possibilista sull’ipotesi di una sorta di accesso regolato da un semaforo per alcuni luoghi particolarmente ristretti e affollati (Fontana di Trevi, piazza San Marco, Ponte Vecchio), come sperimentato a Dubrovnik: «Quando si superano certi numeri, non si fa più entrare fino a che chi è dentro non defluisce». L’ipotesi di ticket trova opposizioni, secondo quanto riferisce Elisa Lorenzini sul Corriere del Veneto: in particolare a frenare erano sia la Procuratoria di San Marco, sia Federalberghi e Assoturismo. Infine su Repubblica e Stampa due articoli riassuntivi di, rispettivamente, Francesco Furlan e Lorenzo Padovan fanno il punto sull’insieme di misure previste per restituire vivibilità alla visita della città d’arte. Oltre alle questioni relative all’ingresso regolamentato e all’eventuale ticket, si parla infatti di un aumento dei bagni pubblici, di wi-fi gratis (adesso costa 5 euro al giorno) per tutta la città (anche ai fini del controllo delle presenze), predisposizione di aree di sosta per picnic e aumento dei vigili per far rispettare i flussi e le norme di civile convivenza (evitare tuffi nei canali e altri comportamenti a dir poco discutibili).

Prezzi alle stelle

Tra le ulteriori novità previste – leggo dal Corriere del Veneto – c’è la realizzazione di un biglietto unico giornaliero per i mezzi di trasporto della città metropolitana: su gomma da Mestre e sui vaporetti a Venezia. Non capisco dove sia il vantaggio per il visitatore, se vengono mantenuti i prezzi che sono attualmente previsti per i trasporti in laguna: si parla infatti di 20 euro al giorno per i residenti e 28 per i non residenti, cioè tutti i turisti. Cifre che mi permetto di definire folli. Credo infatti che, aldilà di alcune misure per coordinare meglio i flussi turistici (semafori o meno), e per spingere a valorizzare le mille attrattive che offre una città unica (a Ca’ Rezzonico nessuna fila per entrare, quasi nulla alle Gallerie dell’Accademia) si debba anche riflettere sui costi che tendono a trasformare il visitatore in un pollo da spennare. E non mi riferisco a qualche ristorante particolarmente rinomato o agli hotel di lusso: se qualcuno lamenta che ci sia sempre una folla enorme per le calli (magari anche con valigie al seguito), dovrebbe anche domandarsi se una famiglia può permettersi il costo per il vaporetto, vale a dire 7,50 euro a persona (e i servizi di gondola traghetto a 2 euro sul Canal Grande si stanno progressivamente riducendo). Il prezzo scoraggia dal raggiungere alcune mete: Murano, Burano e Torcello o San Lazzaro degli Armeni; oppure San Giorgio e la Giudecca (queste ultime due mete costano “solo” 5 euro a tratta). Senza dimenticare il costo dei biglietti dei principali monumenti: la Torre dell’Orologio costava 12 euro, Palazzo Ducale ben 19 (e se capiti nel giorno in cui stanno smontando una mostra, non vedi l’appartamento del doge, ma paghi prezzo intero comunque!). È giusto pretendere rispetto e decoro da chi si muove per la città, ma pensare di istituire un ulteriore balzello per entrare in piazza San Marco significa voler scremare i visitatori sulla base del censo.