La vocazione di Cristina

Morbegno Regoledo di Cosio Cristina AcquistapaceIl mio articolo pubblicato su Avvenire sabato 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down: è la storia della vocazione di Cristina Acquistapace, laica consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Como. Anche lei ha dovuto fare molta fatica per far accettare la sua voglia di diventare grande. Ma il risultato che ha ottenuto è invidiabile. E non solo per chi ha 47 cromosomi.

Diventare grandi ed essere indipendenti. L’aspirazione di ogni persona, anche dei ragazzi con la sindrome di Down (sdD), come ricorda la campagna di comunicazione di Coordown. E se trova ostacoli il giovane con sdD che punta alla vita di coppia, non minori difficoltà incontra chi sente dentro di sé la vocazione religiosa. Lo racconta con semplicità Cristina Acquistapace, dal 2006 consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Como: «È più facile abbattere le barriere architettoniche che quelle mentali. Anche perché – ironizza – non si può rompere la testa a tutti». Una vita, quella di Cristina, caratterizzata dalle ‘normali’ difficoltà di chi ha un cromosoma in più, ma che non si è mai lasciata abbattere: sin da bambina ha “combattuto” le sue battaglie, affiancata da una famiglia che l’ha sostenuta nei vari passaggi critici: dagli insegnanti poco perspicaci ai coetanei che – talvolta – la escludevano. Oggi, a 42 anni, lo racconta ridendo: «Mi sono fatta rispettare, perché mi sembra assurdo che continuiamo a metterci delle maschere noi per piacere agli altri. Io voglio essere me stessa con pregi e difetti, e portare al mondo il mio viso e i miei occhi. Tu mi vuoi differente, ma io perché devo cambiarmi per piacere a te?» La vocazione si manifesta durante un viaggio in Kenya a trovare una zia suora: «Guardando negli occhi una bimba al mio cuore è arrivata questa proposta: “Cristina, vieni”». E lei ubbidisce e matura la sua vocazione, che fatica tuttavia a far comprendere ai suoi familiari, fino a quando – ammette la mamma – la stessa zia ha dovuto rassicurarla: «Ho constatato che tua fi- glia ha possibilità intellettive e umane pari, se non superiori, a quelle delle mie novizie africane ». Convinta la famiglia, restavano da convincere… gli altri. Ma dopo non pochi sondaggi presso conventi e associazioni di laici consacrati, ecco la soluzione: l’Ordo Virginum. E al termine di una settimana di discernimento, l’allora responsabile della vita consacrata in diocesi di Como, monsignor Oscar Cantoni (attuale vescovo di Crema) conferma alla mamma: «Nella testolina di Cristina c’è una presenza di Spirito Santo».
Inutile, forse, dire che la vita da consacrata è tutt’altro che statica o monotona. «Noi dell’Ordo Virginum siamo circa una ventina – racconta – alcune hanno scelto di vivere insieme, altre di andare in terra di missione, altre di vivere per conto loro, io ho scelto di vivere in famiglia. Seguo la formazione permanente, andando agli incontri dell’Ordo, agli esercizi spirituali, alle giornate di ritiro, eccetera». Senza dimenticare una particolare forma di apostolato: quella di far conoscere, e apprezzare, le potenzialità delle persone con sindrome di Down: «Vado nelle parrocchie, nelle scuole, ai corsi fidanzati ». E se, come dicono i salmi, l’uomo è come un soffio, «io mi sento un piccolo soffio – ammette –, debole e fragile all’inizio, che ha avuto bisogno di tanta forza da parte della famiglia, degli amici e di tutte quelle persone che girano intorno a qualsiasi bambino». Ma «adesso, pur conservando la mia fragilità (ha problemi alle gambe e alla vista, ndr), mi sento un tornado, anzi un ciclone, un ciclone dell’amore di Dio». Domani pomeriggio, Cristina sarà l’ospite d’onore alla festa dell’associazione Capirsi Down, all’oratorio Don Bosco di Velate (Monza e Brianza).