L’etica delle cure passa per l’informazione

Versione estesa della mia recensione al libro di Carlo Petrini “Bioetica nella sanità”, pubblicata sulle pagine di Avvenire lo scorso 24 dicembre

petriniLe interazioni tra pratica clinica e ricerca scientifica sono forse l’ambito dove con maggiore evidenza si percepisce che le discussioni bioetiche mantengono un’importanza che può toccare la vita di ciascuno di noi. Sono riflessioni che sorgono spontanee scorrendo le pagine di “Bioetica nella sanità” (Satura Editrice, 145 pagine, 25 euro), che raccoglie gli articoli pubblicati da Carlo Petrini sulle pagine dell’Osservatore Romano tra il maggio 2014 e l’ottobre 2015. L’autore, responsabile dell’Unità di bioetica della presidenza dell’Istituto superiore di sanità e componente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), è infatti molto puntuale nell’evidenziare gli intrecci problematici tra esigenze del progresso della ricerca e necessità di tutela dei più deboli, dovere imprescindibile quando c’è in gioco la salute. Senza toccare aborto, fecondazione o eutanasia, Petrini esplora con attenzione temi bioetici meno dibattuti forse, ma tutt’altro che irrilevanti, come la difficoltà di stabilire criteri “etici” nel dare priorità ai pazienti da curare, con le dovute differenze tra quello che accade in un singolo luogo di cura e quello che devono stabilire gli Stati nel deliberare le politiche sanitarie; l’impoverimento che l’emigrazione di personale sanitario rappresenta per i Paesi in via di sviluppo (in particolare africani); o ancora il valore delle linee guida, che non possono diventare un alibi dietro cui nascondersi (magari a scopo di medicina difensiva) per non valutare adeguatamente il paziente concreto che il medico si trova davanti. Più volte viene sottolineata l’importanza di una corretta informazione, che deve caratterizzare ogni decisione in tema di cura e di ricerca medica, tanto più quando non sono chiari ed evidenti i benefici che un trattamento sperimentale potrà portare al paziente. Senza dimenticare tuttavia che il rischio è insito in ogni attività umana: come sottolinea nella prefazione il presidente del Cnb, Francesco Paolo Casavola, «Petrini ha in proposito una battuta da non dimenticare. Contro il rischio degli incidenti stradali “sarebbe irrealistico vietare l’uso delle automobili o imporre il passo d’uomo come limite massimo di velocità”». Altrettanto rilevanti le osservazioni di Petrini a proposito del “principio di precauzione”: «La pretesa che, prima di mettere in uso un prodotto o una tecnologia, si dimostri l’assenza di rischio, è, metodologicamente, assurda». Tuttavia lo squilibrio di conoscenze tra medico (o scienziato) e paziente rende ancora più stringente il dovere di informare con completezza e adeguatezza: come ricorda una sentenza della Suprema Corte britannica «c’è qualcosa di surreale nell’attribuire l’onere della domanda al paziente, il quale potrebbe non essere consapevole del fatto che vi è qualcosa da chiedere».