«I Cav non abbandoneranno mai le donne, ma le istituzioni non possono sottrarsi ai loro doveri»

Nella terza puntata del viaggio tra i Centri di aiuto alla vita della Lombardia compaiono i due Cav di Brescia, e quelli di Crema e di Mantova. Paolo Picco, presidente di FederVita Lombardia, ricorda che «la salvaguardia della vita umana dovrebbe essere compito dello Stato». Gli articoli sono stati pubblicati sulle pagine milanesi di Avvenire lo scorso 23 giugno. (Nella foto la piazza Lega Lombarda, su cui si affaccia la sede del Cav di Mantova.)

mantova cav«I Centri di aiuto alla vita non si sottraggono mai all’impegno di aiutare le donne in difficoltà a causa di una gravidanza. E ci si aspetterebbe un analogo impegno anche dalle istituzioni pubbliche». Paolo Picco, presidente di FederVita Lombardia, conferma un fatto emerso dalle parole dei volontari di numerosi Cav: si assiste a un frequente ritirarsi da parte di servizi sociali e di uffici pubblici dal sostegno alle persone in difficoltà. Non solo per bilanci sempre più risicati, ma spesso per divergenze ideologiche, qualche servizio pubblico conta sul Cav come su un’agenzia non solo per la difesa della vita nascente, ma di assistenza alla maternità per le persone più bisognose. Questa non è propriamente sussidiarietà, aggiunge Picco: «I Cav non hanno carattere d’impresa. Nella maggior parte dei casi intervengono in emergenza, a tutela della vita del nascituro, nella consapevolezza che madre e figlio non vanno mai considerati uno contro l’altro. Ma la salvaguardia della vita umana dovrebbe essere un compito dello Stato, perché ne è il fondamento, e delle sue istituzioni, perché il rispetto per la vita umana è il fondamento di tutti i diritti. Purtroppo talvolta si riscontra indifferenza, latitanza, o abbandono. Ecco allora che i Cav svolgono un’attività che va oltre la sussidiarietà, diventando supplenza e concreta testimonianza».

 

A Brescia il Centro di aiuto alla vita si ingrandisce, anzi raddoppia

Accanto a tanti Centri di aiuto alla vita che vantano una lunga storia, ce ne sono altri che sono “neonati”: è il caso del Cav “Il dono”, avviato ufficialmente nel giugno 2012 nel quartiere Sanpolino di Brescia (una ventina i soci, un po’ meno i volontari). «Invece di ingrandire il primo Cav presente nel centro storico – spiega don Maurizio Funazzi – con il rischio di dare minore attenzione alla persona, si è preferito aprirne un altro in una zona più periferica, appena sorta, con molte famiglie povere. Un Cav sostenuto da un’unità pastorale formata da tre parrocchie».

La circoscrizione del Comune di Brescia ha dato la disponibilità di alcuni ambienti per alcuni giorni la settimana; buona è la collaborazione con un paio di consultori del privato sociale e di 4-5 consultori pubblici sparsi sul territorio cittadino e non solo. Il Cav non ha uno sportello proprio in ospedale, ma opera in collaborazione con la cappellania ospedaliera, un’altra organizzazione di volontariato presente agli Spedali Civili che possono indicare la presenza – sul territorio – del Centro di aiuto alla vita. In questo primo anno, riferisce la volontaria Lucia, si sono rivolte al Cav “Il dono” poco più di cento donne, la metà proveniente proprio dalla cappellania ospedaliera. Quasi i tre quarti erano straniere (perlopiù africane), ma le italiane presentano spesso vissuti problematici: «Grande rilevanza ha il problema abitativo – osservano le volontarie Concetta e Rosalba –. Molte persone hanno perso il lavoro, non riescono più a pagare l’affitto e vengono sfrattati, oppure – se si tratta di studentesse – devono lasciare i collegi se rimangono incinte». «I beni che offriamo – sottolinea la presidente del Cav, Mariangela Bertoli – provengono dalla generosità di donatori, quindi dobbiamo utilizzarli al meglio. Abbiamo fatto convenzioni, con una farmacia e un supermercato, e le volontarie (che fanno anche corsi di aggiornamento) cercano anche di educare le donne a un uso razionale delle risorse: il pannolino non si usa fino a tre anni, imparare l’italiano è utile per orientarsi meglio nel nostro Paese. Ma quando ci cercano, ci trovano 24 ore su 24». Dove possibile, è stata operata una divisione del territorio cittadino tra i due Cav secondo le circoscrizioni, «ma ovviamente si privilegiano le necessità delle persone». Il Cav “storico” del centro cittadino, riferisce il presidente Gabriele Zanola, privilegia ora l’assistenza economica e materiale alle donne: «Ma se arriva qualcuna a rischio aborto, non ci tiriamo indietro». Spesso il problema abitativo è molto pressante: «Per ragazze madri e donne maltrattate o cacciate di casa cerchiamo soluzioni con case di accoglienza, sia a Brescia, sia a Capriolo, presso le Suore poverelle o le Suore di Maria Bambina, oppure le Dorotee. «Tre anni fa avevamo avuto un forte finanziamento dal Comune – aggiunge Zanola – ma in cambio davamo assistenza a tutte le donne alle prese con la maternità. Poi il fondo si è progressivamente ridotto e ora è chiuso». Ma i bisogni non sono calati.

L’attività di aiuto porta a imbattersi in episodi incredibili: «Ricordo il caso di un’infermiera – dice Zanola –, che era incerta se tenere il bambino: era convinta a metà e cercava un segno che le facesse prendere la decisione. Le capitò di distrarsi mentre guidava e di passare lentamente con il rosso a un semaforo. Si scontrò con un’altra auto, da cui scese una donna visibilmente incinta che le gridò: “Ma volevi farmi abortire?”. L’infermiera rimase talmente colpita che rinunciò all’aborto e tenne il bambino».

 

All’ospedale di Crema, il Cav è presenza importante

Presenza in ospedale, collaborazione con i consultori, controlli settimanali delle donne assistite con i loro bambini. E una culla per la vita tecnologicamente avanzata. Sono i fiori all’occhiello dell’attività del Centro di aiuto alla vita di Crema (Cremona). «Siamo nati nel 1979 – racconta la presidente Rosa Rita Assandri – per coprire le esigenze nella tutela della vita nascente del territorio della diocesi di Crema. Ma il raggio di azione si è allargato, soprattutto grazie alla presenza in ospedale. I Cav sono nati per dare una possibilità di vera scelta a una donna tentata di abortire: e la vera scelta è possibile solo se hai a disposizione almeno due soluzioni. Oggi accogliamo anche mamme con neonati e donne gravide con problemi, anche se non a rischio aborto. Nel 2012 abbiamo accolto 151 mamme».

Dalle origini è molto cambiata la tipologia delle donne che si rivolgono al Cav, dove operano circa 25 volontari: «In origine assistevamo l’80 per cento di italiane e il 20 di straniere, attualmente è l’inverso. Tra le immigrate, prevalgono quelle provenienti da Romania, Marocco e Nigeria». Buona la collaborazione con i consultori, soprattutto quello pubblico della Asl e quello diocesano accreditato “Insieme”: «Oltre ai Nasko, abbiamo partecipato a due bandi e abbiamo ottenuto finanziamenti per due progetti dalla Regione». «Ma per completare le domande dei progetti – aggiunge la volontaria Alice Comandulli, ex dipendente di un’azienda informatica – sono richieste competenze tecnologiche non indifferenti». L’assistenza alle mamme con bambini avviene ogni venerdì del mese presso la Casa della carità: «Ogni gruppo di mamme viene una volta al mese: trova non solo i volontari che distribuiscono alimenti e indumenti, ma anche la nostra pediatra Luciana Lombardi, storica volontaria, che visita i bambini se serve». La pediatra, insieme con il marito – ex primario di pediatria – Ugo Serra, è all’origine dell’iniziativa della culla per la vita, che è stata aperta nel 2008 presso le suore del Buon Pastore: «È dotata di sensori sofisticati, e ha tutte le più moderne tecnologie».

«Certamente la crisi economica morde (i mutui pesano e la disoccupazione è in crescita) – conclude la presidente –, ma crediamo che la nostra presenza, sia nel consultorio sia in ospedale, possa essere un segnale importante contro una mentalità che inclina all’aborto troppo facilmente».

 

«Mantova, i nostri progetti Speranza per evitare l’aborto»

Grande attenzione al mondo giovanile, accoglienza residenziale di donne in particolare difficoltà con i loro bambini, progetto “Speranza”. Sono alcune delle caratteristiche del Centro di aiuto alla vita di Mantova, che sta per aprire un punto di ascolto anche all’ospedale cittadino “Carlo Poma”. «Il nostro Cav è nato nel 1981, sull’onda della campagna per il referendum contro la legge 194 – racconta la presidente Marzia Monelli –. Attualmente possiamo contare su una cinquantina di volontari e soci. La maggior parte delle donne che incontriamo, circa l’80 per cento, sono straniere, ma in quest’ultimo anno sono in aumento le italiane». Da oltre quindici anni, racconta una delle vicepresidenti Maria Luisa Costa, è stato sviluppato un ampio progetto per i giovani: «Ci è stato chiesto di dedicarci a fornire loro informazioni e assistenza. Abbiamo quindi aperto un centro di ascolto telefonico (0376.225959), che raccoglie le problematiche e le domande dei giovani (che chiamano da tutta Italia)». Il servizio è stato avviato dopo corsi di formazione per gli operatori: «Recentemente abbiamo ampliato la nostra azione con altri mezzi in uso tra i giovani: sms, chat, facebook». Questa attività ha avviato un circolo virtuoso anche per incontri e assemblee nelle scuole: «Da un lato conosciamo meglio le necessità degli adolescenti – continua Maria Luisa Costa – dall’altro sappiamo come entrare in comunicazione con loro. Infatti i temi affrontati in chat e al telefono sono i più vari, ma al 90 per cento riguardano una sfera etica».

Importante è la collaborazione con altri enti del territorio: «Sia con le Caritas, sia con i Servizi sociali, sia con i consultori – precisa la presidente –. Questo ci permette sia di confrontarci sulla risposta più adatta da fornire a chi chiede aiuto, sia di lavorare “in rete”. Anche per quel che riguarda l’accoglienza residenziale di mamme (e figli) in particolari situazioni di difficoltà». A questo scopo, il Cav può contare su un appartamento di prima accoglienza presso il Gradaro, in collaborazione con le suore oblate dei poveri, e di sei alloggi nella Casa di Mamma Isa (nei pressi dell’ospedale) di proprietà della Fondazione Bruno Traverso, dove sono ospitate donne per offrire opportunità di un percorso di autonomia, su richiesta dei Comuni di Mantova e della provincia. «Speriamo di poter ampliare questa offerta – dice Marzia Monelli –. Infatti nella nostra futura nuova sede (come l’attuale messa a disposizione dalla curia mantovana) ci sono tre ambienti, già celle delle suore, che potrebbero essere trasformate in minialloggi per situazioni di emergenza da violenza o abbandono».

Sul fronte più “caldo” del sostegno alle donne tentate di abortire, oltre ai fondi Nasko e ai Progetti Gemma, il Cav di Mantova ha lanciato il Progetto Speranza: «Si tratta di fondi che eroghiamo noi, grazie al sostegno dei nostri benefattori: una somma equivalente agli altri (160 euro per 18 mesi), ma che possiamo avviare con velocità». Già siglata una convenzione con l’azienda ospedaliera “Carlo Poma”: «Abbiamo partecipato alla formazione per affiancare gli operatori del Pronto soccorso a riconoscere i casi di violenza. Apriremo uno sportello presso il reparto di Ginecologia per offrire aiuto alle donne in difficoltà per una gravidanza».