Manoscritte e a stampa, splendono le carte di Dante

Presentazione della mostra dantesca in corso a Torino, mio articolo pubblicato oggi sulle pagine culturali di Avvenire

Riccardiano 1035
Riccardiano 1035
Tesori così preziosi che meritano di essere custoditi in un caveau, anche se di una biblioteca. Sono i manoscritti medievali e le antichissime edizioni a stampa delle opere di Dante Alighieri, soprattutto della Commedia, esposti appunto nei caveau della Biblioteca Reale di Torino fino al 31 luglio nell’ambito della mostra «Più splendon le carte. Dante dal tempo all’etterno», curata da Giovanni Saccani (direttore della Biblioteca Reale) e da Donato Pirovano (docente di Filologia dantesca all’Università di Torino) con il sostegno dell’associazione Metamorfosi.

L’ampia diffusione della Commedia, trasmessa da centinaia di codici (ci sono rimasti circa 300 manoscritti solo del periodo 1330-1400), è di per se stessa un segno del successo che arrise subito al poema. Tuttavia – a scorno degli studiosi – di Dante non si è conservato un solo foglio autografo, neanche un’epistola, magari di quelle che riferisce di aver visto – un secolo dopo la morte del poeta – il cancelliere della Repubblica fiorentina Leonardo Bruni, precisando che «era la lettera sua magra e lunga e molto corretta». E il diffondersi di manoscritti emendati dai copisti sin dall’età più antica e poi variamente contaminati rende oggi quasi impossibile realizzare un’edizione critica secondo il metodo stemmatico.

Della trasmissione dei testi e della attività dei commentatori sono offerti al pubblico una sessantina di capolavori di arte miniata, di incunaboli e di cinquecentine (oltre a importanti edizioni dei secoli seguenti) sommando al ricco patrimonio della Biblioteca Reale di Torino (e di biblioteche universitarie del capoluogo piemontese) alcuni esemplari eccezionali custoditi a Firenze (Biblioteca Nazionale Centrale, Riccardiana e Mediceo Laurenziana) e a Milano (Biblioteca Trivulziana). Si va dall’Ashburnham 828, verosimilmente il più antico codice datato della Commedia, copiato a Pisa nel 1334, al facsimile del Trivulziano 1080, trascritto a Firenze nel 1337 dal calligrafo Francesco di Ser Nardo da Barberino (forse l’iniziatore dell’officina scrittoria dei «cento Danti»); dal Riccardiano 1035, uno dei tre eseguiti da Giovanni Boccaccio (l’illustrazione mostra l’incipit dell’Inferno), al codice del XV secolo (danneggiato da un incendio nel 1904 alla Biblioteca Nazionale Universitaria torinese) con il commento di Iacomo della Lana, composto tra il 1323 e il 1328. Eccezionale valore documentario riveste il facsimile dell’Officiolum di Francesco da Barberino, cioè il Libro d’Ore, in formato «tascabile», che risalirebbe agli anni tra il 1304 e il 1309 e che mostra due illustrazioni che sembrano ispirate dall’Inferno dantesco.

Non meno importanti alcune edizioni a stampa: dal facsimile dell’editio princeps (Foligno 1472) alla «aldina» in ottavo curata da Pietro Bembo nel 1502 (e divenuta il testo standard per tutto il Cinquecento) fino all’edizione curata nel 1555 da Ludovico Dolce, che «inventò» il fortunato aggettivo Divina accanto al titolo Commedia. O ancora, l’edizione degli Accademici della Crusca nel 1595 a Firenze per avere un testo affidabile da citare nel Vocabolario. In mostra anche molti volumi ottocenteschi con dediche ai sovrani di casa Savoia, e una rassegna di edizioni in alcune lingue straniere (anche ebraico e russo). Tra le altre opere dantesche da segnalare le prime edizioni della Vita nuova (1576), del De vulgari eloquentia (nella traduzione italiana di Giorgio Trissino) e della Quaestio de aqua et terra (testimone principe di un’opera di cui non esiste copia manoscritta).

Il catalogo (edito da Hapax) è utile per addentrarsi nei sentieri intricati della tradizione delle opere dantesche guidati dal saggio introduttivo di Donato Pirovano e dalle approfondite schede realizzate da quattro sue studentesse della Laurea magistrale in Filologia, letteratura e linguistica italiana, autrici anche dei pannelli e delle didascalie che nella sede della mostra illustrano le opere esposte. (Per informazioni: http://mostre.bibliotecareale.beniculturali.it ).