A Milano una “rete” per dare un alloggio ai parenti dei pazienti fuori sede

Sulla ricerca di una sistemazione per chi segue i propri cari a Milano per un ricovero, il mio articolo pubblicato sulle pagine milanesi di Avvenire esamina le possibili soluzioni, a partire dall’impegno delle associazioni riunite in “Acasalontanidacasa”, che possono mettere a disposizione oltre mille posti letto. L’articolo è preceduto da una sintesi delle indicazioni del Rapporto Osservasalute 2013, che sottolinea la forte attrattività delle strutture sanitarie lombarde, e milanesi in particolare. L’ultimo pezzo riguarda un aspetto specifico, quello del trasporto dei malati in città.

Di recente lo ha ribadito anche il “Rapporto Osservasalute 2013”, l’annuale appuntamento con lo “stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane”: la Lombardia è la regione che “attira” nelle proprie strutture sani­tarie il maggior numero di persone residenti in altre zone del Paese. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sul­la salute nelle Regioni italiane, diretto da Walter Ricciardi, e che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, nel 2012 è stato di 65.662 unità il saldo positivo tra pazienti emigrati (40.597) e immigrati (106.259) in Lombardia (+5,4%). Non in numeri assoluti, ma in quota percentuale sul totale dei ricoveri ospedalieri, è un dato in crescita da un de­cennio: il saldo positivo è stato infatti del 4,8% nel 2002, del 5% nel 2007 e del 5,4% nel 2012. Anche se in percen­tuale altre regioni presentano un saldo attivo più alto (Emilia-Romagna e Toscana), la Lombardia “vince” di gran lunga per numero assoluto. Anche per i ricoveri in day-hospital, anche se le cifre sono nettamente inferiori (di 6.321 unità il saldo positivo). Si tratta di un fenomeno, sottolineano gli esperti di Osservasalute, che pone problemi di e­quità nell’accesso alle cure e rappresenta un costo rilevante per le Regioni che “esportano” pazienti.

acasalontanidacasaUna malattia, un intervento chirurgico, un qualunque problema di salute che renda necessario essere ricoverati in un ospe­dale lontano da casa provoca sicuramente disa­gi emotivi, ma anche preoccupazioni economi­che a tante famiglie ogni anno. E Milano (com­preso l’hinterland fino a Monza) è una delle “ca­pitali” della sanità italiana, con molti centri di eccellenza che attirano pazienti da fuori regione. «Oltre 100mila persone ogni anno, tra pazienti e parenti, hanno bisogno di un alloggio tempora­neo a Milano» spiega Guido Arrigoni, segretario dell’Associazione Prometeo, che insieme ad al­tre quattro associazioni, ha dato vita alla rete “A casa lontani da casa” proprio per venire incon­tro a queste necessità, soprattutto delle famiglie meno abbienti. «Ogni associazione rilevava da tempo il bisogno di alloggi a prezzi calmierati – continua Arrigoni –. L’Associazione Prometeo, che dal 1999 si occupa (presso l’Istituto nazionale dei Tumori di Milano) di pazienti malati e tra­piantati di fegato, ha cominciato comprando un alloggio (tre stanze e servizi comuni) per paren­ti dei suoi ricoverati. Abbiamo poi aggregato in­torno a noi la sezione milanese della Lega italia­na per la lotta contro i tumori (Lilt), l’Associa­zione volontari ospedalieri (Avo), CasAmica e As­sociazione Marta Naruzzo, dando vita al proget­to “A casa lontani da casa”, che ora può contare su circa mille posti letto».

I primi passi dell’azione comune sono stati un’in­dagine sulla domanda «con modalità scientifi­che, distribuendo circa 1.500 questionari negli ospedali a malati e parenti», e una sull’offerta «costruendo un database di tutti coloro che met­tono a disposizione alloggi per questo scopo. At­tualmente abbiamo “schedato” oltre una qua­rantina di organizzazioni, fondazioni, parrocchie (la Caritas è stata nostra alleata in questa ricer­ca), che hanno disponibilità di alloggi a prezzi calmierati e le abbiamo visitate. È stato un per­corso durato due anni, ma ha portato frutto». Ol­tre al sito internet (www.acasalontanidacasa.it) è attivo un numero verde (800.161.952), gestito dagli operatori del Gruppo Filo diretto (partner del progetto), che fornisce – 24 ore su 24, 365 giorni l’anno – a chi telefona in cerca di un al­loggio tutte le informazioni necessarie per trovare la soluzione adeguata. «Attraverso indagini con assistenti sociali e personale dell’ospedale – pre­cisa Arrigoni – cerchiamo di aiutare soprattutto le persone meno abbienti: diciamo che, tra i 100mila che vengono a Milano, vorremmo ri­spondere alle necessità di quei 20-25mila che so­no la parte più debole». Oltre a questa iniziativa – che continua a svilup­parsi e crescere nel maggior coordinamento tra le associazioni e con le strutture residenziali – ci sono altre “reti”, legate a singole onlus di supporto ai malati o a singoli ospedali. Nell’ambito del progetto “Non lasciamoli soli”, la onlus Ospedale dei bambini Milano-Buzzi (che suppor­ta le attività della struttura sanitaria specializza­ta nell’assistenza pediatrica) profonde molti sfor­zi per dare alloggio ai parenti dei piccoli ricoverati. Ma molti dei maggiori ospedali milanesi (per esempio Niguarda, Istituto nazionale dei tumo­ri, Istituto neurologico Besta, Ospedale Maggio­re Policlinico) sui loro siti internet, offrono indi­cazioni su alcune strutture – dalle case di acco­glienza a residence e hotel – che offrono ospitalità ai parenti dei malati (www.ospedaleniguarda.it/content/servizi_e_alloggi.html;
http://www.istitutotumori.mi.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=29; http://www.istituto-besta.it/Area-Clinica.aspx?doc=Pernottamenti; http://www.policlinico.mi.it/DiCosaHaiBisogno/StruttureD_Accoglienza_Lug2013.html). Alcuni indi­rizzi si ripetono nei diversi elenchi, ma è bene “spulciarli” tutti, perché si trovano anche speci­fiche soluzioni. «Il nostro lavoro – aggiunge Ar­rigoni – mira a creare un sistema coordinato, per superare il passaparola che ancora spesso carat­terizza la ricerca di un alloggio».

PROSSIMO OBIETTIVO: TRASPORTI DEDICATI 

Un’altra necessità cui le associa­zioni riunite nella rete “Acasalon­tanidacasa” stanno cercando di venire incontro è quella del tra­sporto: «Per chi arriva da lonta­no, e magari non abita in una città – spiega Guido Arrigoni – , può essere percepita come una diffi­coltà notevole quella di doversi muovere con i mezzi pubblici e at­traversare Milano. Senza dimen­ticare che talvolta a dover essere ospitati sono i convalescenti, di­messi precocemente dagli ospe­dali ma ancora bisognosi di tera­pie, e spesso non in perfette con­dizioni fisiche. Per questo motivo, di solito, le famiglie richiedo­no soprattutto alloggi vicino agli o­spedali in cui i loro cari sono ri­coverati. Ma questo fatto restrin­ge il campo nella ricerca delle pos­sibili soluzioni abitative». Ecco quindi l’opportunità di garantire un sistema di trasporto dedicato: «La Lilt è già organizzata in que­sto senso, per permettere – per esempio – ai malati che devono andare a fare una chemio di es­sere accompagnati in auto da vo­lontari, che offrono anche un sup­porto relazionale importante. In­sieme con le altre associazioni, e in dialogo con Unitalsi e Pastorale della salute della diocesi di Mi­lano, abbiamo allo studio diverse soluzioni – conclude Arrigoni – che facciano emergere anche il valore relazionale dell’impegno dei volontari».