Cellule staminali, la ricerca italiana è ormai pronta per i pazienti

Secondo articolo sui risultati del Congresso della ricerca responsabile sulle cellule staminali, svoltosi a Padova la scorsa settimana, pubblicato giovedì 24 su Avvenire

2016-11-16-12-28-35Dalla ricerca di base a farmaci pronti a entrare in terapia. È ampia la gamma dei contributi scientifici che hanno caratterizzato la terza edizione del Congresso internazionale della ricerca responsabile sulle cellule staminali, organizzato la scorsa settimana dal Dipartimento di Salute della donna e del bambino dell’Università di Padova e dalla Pontificia Accademia per la Vita.

Alla ricerca di base – ma orientata al paziente – appartengono le ricerche del gruppo di Lorenza Lazzari, direttore Ricerca e sviluppo del Laboratorio di terapia cellulare dell’Irccs Policlinico di Milano. «È ormai noto – spiega – che le cellule staminali di fronte a un tessuto danneggiato producono microvescicole, una specie di cargo, con piccoli Rna, lipidi e proteine che modulano la rigenerazione del tessuto danneggiato. Noi studiamo come funzionano le staminali mesenchimali (da midollo osseo, sangue del cordone ombelicale, tessuto adiposo), che tipo di microvescicole producono e che cosa c’è dentro, e cerchiamo di valutare come questi “prodotti” siano più favorevoli per alcune patologie neurodegenerative o da ischemia cerebrale o da trauma spinale». «Un altro ambito di ricerca – aggiunge Lazzari – cui si dedica il nostro dottorato Mario Barilani riguarda i cargo rilasciati dalle Ips di Shinya Yamanaka, che hanno mostrato di portare “strumenti” sia della cellula d’origine (fibroblasto) sia altri più simili a quelli dell’embrione». Dell’uso delle cellule staminali mesenchimali (da midollo osseo e tessuto adiposo) come «cavalli di Troia» per incorporare e rilasciare farmaci antitumorali ha parlato Augusto Pessina, presidente del Gruppo italiano cellule staminali mesenchimali (Gism): «Positivi dati preclinici sono già stati ottenuti nella riduzione di metastasi polmonari e studi sono in corso per valutarne l’applicazione in forme tumorali particolarmente aggressive».

Analoghi approcci di terapia cellulare contro i tumori (del pancreas e sarcomi) sono quelli di Massimo Dominici, responsabile del Laboratorio di terapie cellulari dell’Università di Modena e Reggio. «Modifichiamo geneticamente cellule dell’immunità (linfociti) per renderle più attive nei confronti dei tumori – spiega Dominici – oppure cellule staminali (da tessuto adiposo) per far produrre loro sostanze fortemente citotossiche». Il tutto grazie a una startup universitaria «che sta diventando una realtà farmaceutica di terapia genetica contro il cancro: l’obiettivo è arrivare al paziente in due anni».

È invece ormai un farmaco il trattamento con cellule staminali dell’occhio per curare le ustioni che ledono la cornea. Approvato lo scorso anno dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) è ora all’attenzione degli uffici regolatori degli Stati: «L’Aifa l’ha approvato nelle scorse settimane – spiega Paolo Rama, primario dell’Unità operativa di Oculistica-Cornea e superficie oculare dell’Irccs San Raffaele di Milano – e sarà quindi presto disponibile nella pratica clinica». Il farmaco permette – grazie a un sistema di coltura con un substrato di fibroblasti – di riparare l’epitelio della cornea danneggiata «che sarebbe sostituito naturalmente dalla congiuntiva, un tessuto vascolarizzato opaco – spiega Rama – recuperando la cornea e la visione del paziente».