Cancro, per una assistenza globale ai pazienti cronici e a quelli guariti

Siracusa ha ospitato la Conferenza europea per mettere a confronto modelli di presa in carico sempre più mirati sulla persona. Nel mio articolo su Avvenire parla l’oncologo Paolo Tralongo: «Aggiungiamo qualità e non solo quantità alla vita»

TralongoUn cambio di paradigma guardando a 360 gradi ai bisogni dei pazienti. O ex pazienti. E ciò che richiede ormai l’assistenza alle persone che hanno ricevuto in passato una diagnosi di cancro e che, in numero sempre maggiore, hanno la possibilità di vivere a lungo, sia in fase di cronicità di malattia sia guariti. Categorizzazione dei pazienti, riabilitazione oncologica personalizzata e adeguamento del linguaggio comunicativo sono i temi affrontati nella VI Conferenza europea sui pazienti oncologici guariti e cronici che si è svolta nei giorni scorsi a Siracusa, organizzata dall’Unità di Oncologia medica dell’ospedale Umberto I di Siracusa e dalla Rete di assistenza oncologica (Rao) siracusana, in collaborazione con l’associazione Promuovere onlus.
I dati recentissimi dell’Associazione italiana di oncologia medica e dall’Associazione italiana registri tumori hanno confermato che i miglioramenti nelle terapie e i progressi della diagnosi precoce portano al risultato che sono sempre di più le persone che vivono a lungo dopo una diagnosi di cancro. «Si tratta di oltre 2 milioni e 800mila persone oggi in Italia, e nei Paesi industrializzati il numero di coloro che vivono più di 5 anni dopo una diagnosi è in costante aumento – spiega Paolo Tralogo, direttore dell’Unità di Oncologia medica di Siracusa e presidente della Conferenza europea –. All’interno di questo “contenitore” però sono presenti tipologie diverse di pazienti: sia chi ha una malattia attiva, sia chi vi convive cronicamente, sia chi è guarito. E siccome ora l’aspettativa di vita è considerevole, occorre affrontare le conseguenze, legate alle cure o alla malattia, sul piano fisico, psicologico, emotivo, sociale e, in generale, del vissuto del paziente ».
Questo comporta l’attrezzare percorsi di assistenza specifici: «Qui a Siracusa, grazie anche a un finanziamento privato, abbiamo organizzato l’attività in modo che l’oncologo, quando visita i pazienti dopo la cura, valuta non solo l’eventuale ripresa della malattia, ma anche eventi collaterali tardivi e possa indirizzare il paziente verso lo specialista adeguato a seconda delle necessità ». Un’altra urgenza è la riabilitazione oncologica: «Si incoraggia la promozione di stili di vita sani, dell’attività fisica, dell’alimentazione corretta; si verifica la diagnosi precoce di eventuali altri tumori. In una parola – sottolinea Tralongo – si pianificano interventi trasversali non focalizzati sulla patologia, ma sulla persona intesa come individuo che deve recuperare la sua posizione nel sociale: aggiungiamo qualità e non solo quantità alla vita». Si tratta di modelli assistenziali «in corso di validazione, e non c’è ancora un piano specifico dello Stato in materia (e non solo in Italia). Da noi a Siracusa è un clinico oncologo che coordina l’attività assieme a un’infermiera; in altri centri si punta sull’interazione con il medico di famiglia, in altri ancora è il team che cura che segue anche la sorveglianza tardiva». Infine, è stata rinnovata la necessità di un diverso linguaggio comunicativo, sia scientifico, sia divulgativo: «Oggi il valore che diamo alla parola cancro deve essere modificato, perché la storia naturale della malattia è cambiata e non è più assimilabile alla morte o a una malattia incurabile. E il tema ha implicazioni comunicative nell’intera società».