Tempo di libri, tempo di polemiche

Tempo di letteratura oggi su Avvenire nelle pagine di «Agorà sette», l’inserto culturale settimanale. Priorità alla Fiera voluta dall’Associazione italiana editori (Aie) che a Rho ha inaugurato mercoledì il nuovo appuntamento sul lobro, ma anche il trentesimo anniversario della morte di Carlo Cassola e una rievocazione di Gianni Brera, giornalista sportivo e scrittore.

Da «Tempo di libri» escono i dati sull’editoria religiosa (del mercato librario in generale Avvenire aveva scritto ieri: «Lettori forti alla riscossa? Ma il mercato cala»). L’inviato Alessandro Zaccuri parla di «Effetto Francesco»: in effetti nel 2016 «il titolo più venduto nelle librerie religiose italiane è stato Il nome di Dio è misericordia, l’intervista di Andrea Tornielli a papa Francesco pubblicata da Piemme in occasione del Giubileo». Ma il boom (prevedibile) di un libro sul Papa quanto ha trainato il settore se, fatto 100 quel testo, il secondo tocca quota 20? Il settimo Osservatorio sull’editoria religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio studi dell’Aie indica che «nell’arco di pochi anni nel nostro Paese i lettori di libri religiosi sono più che raddoppiati (erano due milioni e 700mila nel 2010, oggi arrivano a cinque milioni e 700mila), ma nel contempo cresce anche la presenza dell’editoria laica nel settore (una quota del 26,6% rispetto al 24,1% del 2014). Si registra però anche una flessione nel settore tra 2015 e 2016 (-2,9%) e soprattutto degli editori cattolici (-7,9%) «Per avere elementi incoraggianti – osserva Zaccuri – si deve tornare al profilo dei lettori di testi religiosi: più giovani rispetto al passato, più colti, non necessariamente credenti. Definizione, questa, nella quale si riconosce ormai il 38% di quanti, nel corso di un anno, leggono almeno un libro di argomento religioso». Le strategie editoriali per crescere intercettando l’“effetto Francesco” (ma non solo) sono poi illustrate dai responsabili editoriali di Città Nuova, San Paolo, Itaca Libri Effatà, edizioni Terra Santa, Emi, Libreria Editrice Vaticana, Claudiana. Ancora su temi di letteratura religiosa, Avvenire ha pubblicato mercoledì 19 un’anticipazione del saggio della filosofa francese Catherine Chalier «Libri sacri. Verità e interpretazione» che nel suo Leggere la Torà (Giuntina) propone un ascolto dei testi rivelati privo di condizionamenti ideologici.

Sulla stessa prima pagina di oggi di «Agorà sette», ancora Zaccuri deve tornare sul romanzo di Walter Siti (già affrontato sabato scorso) perché la polemica è salita di tono. «Su don Milani solo insinuazioni odiose» è il titolo dell’articolo in cui si controbatte alle allusioni sempre meno velate dell’autore del romanzo Bruciare tutto (che narra di un prete pedofilo) sulla «fantomatica “attrazione fisica” per i ragazzi» che avrebbe avuto il prete di Barbiana. Esaminando senza preconcetti le lettere di don Milani citate da Siti, Zaccuri dimostra che l’attenzione verso gli ultimi e il loro contesto povero suscitavano – talora con un linguaggio vivace – la voglia di ribellarsi piuttosto che quella, appunto odiosa, di approfittarne. Nella questione interviene anche la Fondazione Don Milani si è detta preoccupata «che siano fatte operazioni di verità storica soprattutto di fronte a personaggi che sono giganti del pensiero. Quella di Siti è un falso ideologico – prosegue il testo citato da Avvenire – anche mal fatto e senza approfondimento. Don Milani era innamorato di una classe intera, quella degli ultimi e diseredati. A loro ha dedicato il suo apostolato di prete vero e soprattutto attraverso la scuola che definiva ottavo sacramento. Gradiremmo che una dedica del genere fosse ritirata e che si parlasse del don Milani vero e dei suoi valori, non di cronaca becera d’ora in poi». «In caso contrario, a quanto pare – scrive Zaccuri -, la Fondazione valuterà la possibilità di un’azione legale».

Nella rubrica «Benché giovani», Goffredo Fofi rievoca Carlo Cassola, attraverso il ricordo di quando lo incontrò a Parigi negli anni Sessanta. Dell’autore del Taglio del bosco, Fofi richiama la battaglia pacifista e l’atto di accusa contro le ipocrisie e gli opportunismi degli intellettuali italiani di allora. Infine cita le lettere ad Angelo Gaccione, raccolte in Cassola e il disarmo. La letteratura non basta: «Le lettere a Gaccione ci rendono Cassola più vicino, da amare non solo per la limpida forza del narratore di vite comuni, anche per le sue convinzioni politiche in difesa, a ben vedere, proprio di quelle stesse vite comuni, che sono poi anche le nostre».

Con «Brera, Letteratura in campo», vengono pubblicati due articoli (di Andrea Maletti e Adalberto Scemma) tratte dai Quaderni dell’Arcimatto, giunti al quarto volume (Edizioni Fuori Onda). Maletti rievoca l’ultima intervista concessagli dal giornalista il 17 dicembre 1992, due giorni prima di morire in un incidente d’auto; Scemma le «sfide» breriane della stagione di Contro, settimanale diretto da Cesare Lanza che alimentò polemiche letterarie con alcuni autori tra i più noti, tra cui Umberto Eco, Giovanni Arpino, Gino Palumbo.

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Medioevo delle donne e romanzo scandalo. E i 90 anni di Ratzinger

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Giovanna d’Arco

È una pagina densa oggi su Avvenire la copertina di Agorà: il Medioevo al femminile di Régine Pernoud e il discusso romanzo Bruciare tutto di Walter Siti; in più l’annuncio del premio «Eugenio Corti». Infatti all’autore del Cavallo Rosso, scomparso tre anni fa, il Centro di ricerca «Letteratura e cultura dell’Italia unita« dell’Università Cattolica di Milano dedica un premio internazionale per promuovere lo studio della sua opera. Due le sezioni: miglior pubblicazione sulla sua opera e miglior tesi di laurea o dottorato. La scadenza è l’8 ottobre prossimo; maggiori informazioni sul sito del Centro di ricerca.

Lo storico Franco Cardini («Clotilde, il cuore e il Medioevo delle donne») plaude alla nuova edizione di un capolavoro della studiosa francese Régine Pernoud La donna al tempo delle cattedrali (Lindau). «Il Medioevo è pieno – scrive Cardini – di donne straordinarie: statiste, da Eleonora d’Aquitania a Matilde di Toscana che ha offerto un contributo formidabile alla Riforma della Chiesa nell’XI secolo a Bianca di Castiglia madre di Luigi IX; sante, da Chiara d’Assisi a Caterina da Siena a Giovanna d’Arco; intellettuali, scrittrici e poetesse, da Eloisa a Christine de Pizan». E donna straordinaria era anche Regine Pernoud, scrive Cardini: «Autrice di studi scientifici rigorosissimi, era una fervente sostenitrice della necessità civica di scrivere libri di buona e affidabile divulgazione storica, che servissero ad alzare il livello culturale medio della società civile». E questo libro – conclude – «potrebbe essere una piccola, vera e propria storia del Medioevo» visto attraverso le donne, da Clotilde (moglie del re franco Clodoveo, V-VI secolo) a Giovanna d’Arco (morta nel 1431).

L’elzeviro di Alessandro Zaccuri («Agli abissi di Siti manca il coraggio di Dostoevskij») esamina il nuovo romanzo di Walter Siti Bruciare tutto, «al centro di una polemica non esclusivamente letteraria». Protagonista è infatti don Leo, un giovane prete omosessuale, ma anche pedofilo. Zaccuri osserva che analoga storia di abiezione era stata narrata da Fëdor Dostoevskij nei Demoni: «È indubbio che siano una delle fonti di Bruciare tutto, se non la principale». I libri di Siti «ruotano attorno a una visione tutt’altro che conciliata dell’omosessualità, nella quale il desiderio erotico si rovescia in colpa, stigma morale, condanna». Ma il suo don Leo, che «aveva giurato a se stesso di non diventare mai come il suo turpe confessore, è precipitato nello stesso inganno». E sembra non avere mai creduto in Dio «contrariamente a don Lorenzo Milani, alla cui “ombra ferita e forte” il romanzo di Siti è ambiguamente e inspiegabilmente dedicato.

«Non importa – osserva Zaccuri – che Siti si dichiari non credente… La discesa agli inferi di don Leo avrebbe potuto raccontarla solo uno scrittore che, almeno durante la stesura del romanzo, si fosse fatto carico del paradosso della fede, di quel come se su cui tutto sta o cade. In assenza di questo, la soluzione di assegnare a un altro bambino il ruolo prima di tentatore e poi di vittima sacrificale risulta tanto strumentale da suscitare raccapriccio».

Infine due segnalazioni. Nella seconda pagina di Agorà, Maurizio Schoepflin recensisce libro del teologo Romano Penna Quale immortalità? (San Paolo) che «offre un contributo prezioso alla chiarificazione delle numerose e tanto differenti concezioni che, lungo i secoli, si sono susseguite intorno alla questione relativa a ciò che ci attende post mortem».

Nella pagina dedicata agli spettacoli, Tiziana Lupi («L’umanità di Benedetto») presenta la puntata che La grande storia, domani alle 20 su Rai3, dedicherà alla figura del Papa emerito in occasione del suo novantesimo compleanno. Lo speciale Benedetto XVI, la storia di Joseph Ratzinger da un lato ne racconta la biografia, con immagini inedite o poco note, dall’altro si interroga – spiega il responsabile de La grande storia Luigi Bizzarri – sul rapporto «tra il chiostro e il mondo», tra «il desiderio di una vita appartata, dedicata alla preghiera, allo studio e alla scrittura» e «il servizio alla Chiesa» fino al soglio di Pietro «Ad oggi – osserva Bizzarri – sappiamo troppo poco di ciò che Benedetto XVI ha fatto realmente per la Chiesa… Una vera valutazione potremo farla, forse, tra vent’anni». Commenta l’autrice Nietta La Scala: «Ciò che mi ha colpito di più è stata l’umanità di Ratzinger».